Fiat 500, la stella in America. Peccato però che in Europa...

Continuano i bilanci in chiaro scuro del Lingotto. Preoccupano le performance negative di Alfa e Maserati

L'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne (Credits: Ansa)

Giuseppe Cordasco

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Sono numeri da record quelli registrati a novembre dalla Fiat, tanto in America quanto in Italia. Peccato che i primi siano primati positivi, mentre i secondi sempre più negativi. Una doppia faccia che ormai sta diventando una costante dei bilanci del Lingotto. Bisognerà capire però fino a quando i risultati esaltanti di Chrysler e per una volta anche della 500 Oltreoceano serviranno a consolarsi dei disastri commerciali che purtroppo continuano a caratterizzare il mercato italiano. Ancora una volta a parlare come detto sono i numeri. E cominciano dai record positivi, partendo quindi dai bilanci americani.

FIAT 500, ECCO LA SCOMMESSA DI MARCHIONNE

Nel mese di novembre Chrysler ha registrato vendite auto negli Stati Uniti in rialzo del 14% a quota 122.565 unità contro le 107.172 dello stesso periodo dell'anno scorso. Per il gruppo ora controllato dalla Fiat si tratta del migliore novembre dal 2007 e del 32esimo mese consecutivo di rialzi. Ad aumentare la soddisfazione per questi dati ci sono poi quelli che riguardano la 500. A fronte infatti di un marchio Fiat che nel suo complesso registra dall’inizio dell’anno un +123% , con novembre che fa segnare il nono mese consecutivo di rialzi, abbiamo la 500 berlina le cui vendite sono cresciute del 143% e la 500 Cabrio che ha fatto registrare un incremento del 41%.

Se i dati si fermassero qui, in casa Fiat non ci sarebbe che da festeggiare. E invece come detto, dal mercato italiano giungono ancora una volta note molto dolenti, in linea d’altronde con un trend che vede le vendite di auto nel nostro Paese complessivamente in caduta libera. Secondo i dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture infatti a novembre le immatricolazioni hanno fatto registrare un calo del 20,1% (106.491 unità contro le 133.284 del 2011). Ad ottobre era andata giusto un po’ meglio con una flessione che era stata solo, si fa per dire, del 12,39%. Con questo ultimo durissimo colpo il bilancio complessivo dei primi undici mesi fa segnare un crollo del 19,72%, con un risultato di fine anno che le stime più rosee indicano già in un -20% con non più di 1,4 milioni di vetture immatricolate.

TUTTI I MODELLI FLOP DI MARCHIONNE

Un vero e proprio bagno di sangue dal quale questa volta non si salva praticamente nessuno. Men che meno marchi come la Volkswagen che in questi ultimi mesi avevano sempre fatto registrare risultati in netta controtendenza. Questa volta anche la casa di Wolfsburg paga dazio con un durissimo -26,73%, solo un po’ meglio della Opel che fa segnare un catastrofico -33,2%. Appare dunque meno pesante, ma quanto mai poco consolatorio, il -16,5% della Fiat, che si prende anche la soddisfazione, ancora una volta del tutto velleitaria ci pare, di far sapere che può vantare un aumento della quota di mercato che sale a 29,7%, ossia 1,3 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Piccole consolazioni come detto, che si sommano a quelle ben più sostanziose che arrivano dall’America. La verità più cruda è però che in Italia, e probabilmente anche a livello europeo non appena giungeranno i nuovi risultati, le cose vanno sempre peggio. E se la ripresa, come recentemente annunciato da Marchionne, dovrà ripartire dal rilancio del segmento alto di gamma, allora sarà bene tenere presenti i segnali che arrivano in questo senso dai dati di novembre. L’Alfa Romeo infatti fa registrare un pesante -25,74% e ancora peggiore è la performance della Maserati , il marchio che dovrebbe rappresentare la punta di diamante della nuova strategia industriale di casa Lingotto: nel novembre del 2011 ne erano state vendute 24 esemplari, quest’anno solo 4, un impietoso -83,3%. Numeri da record negativo dai quali non si potrà prescindere se si vorranno dare risposte certe ai migliaia di lavoratori degli stabilimenti italiani della Fiat, che ovviamente non possono che guardare con invidia ai primati positivi dei propri colleghi americani.

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