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La nuova Ferrari e il futuro pensato da Marchionne

Resta sul tappeto il progetto di un polo del lusso con il Cavallino a fare da aggregatore. Occhio però anche alle scelte di John Elkann

Giuseppe Cordasco

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Nel giorno in cui la Ferrari presenta al mondo la SF16-T, il suo nuovo gioiellino da Formula Uno, viene spontaneo chiedersi quale possa essere il futuro industriale e commerciale di un marchio che rappresenta a livello internazionale il meglio del Made in Italy. Una convinzione quest’ultima resa se possibile ancora più evidente dai risultati della quotazione del Cavallino in Borsa, che ha attratto grandi investitori da ogni latitudine, a conferma di una fiducia assoluta nei programmi futuri dell’azienda. “L’idea più importante e più lungimirante – afferma Giuseppe Berta, economista della Bocconi ed esperto di automotive – resta quella di creare intorno al brand Ferrari un polo del lusso. In questo senso Ferrari dovrebbe diventare una sorta di aggregatore che attrae soggetti anche estranei al mondo dell’auto”.

 
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Un progetto questo rivelato dallo stesso management del Cavallino, con in testa ovviamente Sergio Marchionne, quando ad ottobre scorso fu annunciata la quotazione in Borsa. “Allora ad esempio – continua Berta – si parlò di una possibile collaborazione con Armani. La verità però – aggiunge – è che in questi mesi si è ancora rimasti in una sorta di indeterminatezza, confermata dal fatto che non si vedono ancora segnali chiari nella direzione annunciata”.

Eppure, il lancio della nuova Ferrari da Gran Premio e la quotazione in Borsa, sembrano essere due operazioni che hanno lo scopo preciso di aumentare il consenso mediatico e la visibilità di un marchio che di suo ne ha già tantissima.

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“La Ferrari l’anno scorso ha venduto circa 7.200 modelli" aggiunge Berta, "una cifra già di suo molto elevata, che potrebbe salire al massimo a 10mila, perché exploit maggiori svaluterebbero il marchio, che è e deve restare di nicchia, di extra lusso. Detto ciò in Formula Uno non si vince ormai dal lontano 2008, e la conquista di un titolo iridato catalizzerebbe le attenzioni sul brand, soprattutto in termini di pubblicità, non certo per ritorni commerciali, visto che chi compra una Ferrari lo fa indipendentemente dai risultati sportivi”.

Un discorso che parallelamente può essere fatto anche per l’esordio in Borsa. “È stata una scelta che innanzitutto ha fruttato una buona liquidità – fa notare Berta – ma che ha avuto un riflesso di immagine molto grande. In questo senso la conferma è arrivata in queste ore, quando con una mossa concordata si è deciso di dare grande risalto all’acquisto di un piccolissima quota della società da parte di George Soros. Il concetto che si èvoluto far passare è che se il grande magnate americano investe sul Cavallino, allora ci si può davvero fidare”.

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Insomma, una serie di operazioni che hanno avuto lo scopo di accreditare ulteriormente il marchio di Maranello come possibile e realistico elemento aggregatore di un futuro polo del lusso. Uno scenario questo che però forse è da immaginare sul lungo periodo e in questo senso le conseguenze potrebbero essere molto rilevanti. “Marchionne – sottolinea Berta – ha annunciato che tra due-tre anni al massimo lascerà la guida di Fca. Se a questo aggiungiamo che dopo lo scorporo e la quotazione, Ferrari è entrata direttamente nel portafoglio di Exor, la finanziaria di casa Agnelli, si comprende che forse per capire il futuro industriale del Cavallino d’ora in poi bisognerà guardare anche alle scelte di John Elkann, che di Exor è presidente e amministratore delegato”.   

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