Ferrari: meno email, più comunicazione

La posta elettronica non è più considerata efficace. Ecco perchè sempre più imprese studiano un’alternativa per risparmiare tempo e migliorare la produttività

L’immagine di una casella di posta elettronica invasa dallo spam (Mike Clarke/AFP/Getty Images)

Stefania Medetti

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Ferrari ha detto basta. L’azienda di Maranello, infatti, ha annunciato che, d’ora in poi, non si potranno spedire mail collettive a più di tre persone. La nota casa automobilistica, dunque, si aggiunge all’elenco di società che cercano di mettere un freno a una forma di comunicazione che, più che una comodità, è ormai considerata un killer della produttività. In base allo studio “Social Economy ”, reso noto lo scorso anno da McKisney, l’email è ritenuta a tutti gli effetti uno strumento improduttivo: un dipendente di una multinazionale, infatti, trascorre in media due ore e 14 minuti a leggere e a rispondere alla posta elettronica. Ogni giorno, in base alle stima della ricerca, la casella di posta elettronica è invasa da 114 email, per un totale di 41,610 all’anno ovvero, un messaggio ogni 12,6 minuti

La scelta più radicale su questo fronte porta la firma di Thierry Breton. Il ceo del gruppo francese Atos specializzato in tecnologie informatiche con 75mila dipendenti in 48 Paesi, infatti, ha proibito l’uso delle email fra dipendenti, riuscendo ad arrivare a un taglio del 20% dei messaggi di posta elettronica. Andrew Mason, l’ex ceo di Groupon, ha proposto  un’altra soluzione: ridurre automaticamente lo spazio di una mail a cinquanta parole. Secondo Susan Etlinger, analista di Altimeter Group, la soluzione di Mason risolve il problema sbagliato. “La posta elettronica richiede tre azioni: leggere, rispondere e ignorare” e da qui nasce il sovraccarico di lavoro

Quando si tratta di comunicare in modo produttivo fra più persone, la posta elettronica, in quanto mezzo di comunicazione lineare e non collaborativo , rivela i suoi limiti. Per questa ragione, cresce l’interesse da parte delle aziende per piattaforme social che facilitano la condivisione di idee e documenti ed evidenziano i messaggi più recenti. Sempre secondo McKinsey, utilizzare social tool e social technology migliorerebbe la comunicazione, lo scambio della conoscenza, la collaborazione con un impatto positivo sulla produttività stimato fra il 20 e il 25%. Lo scorso autunno, dunque, il provider americano Aol ha cercato di porre rimedio al problema ripensando integralmente  il concetto di email e il risultato è il progetto "Alto", un aggregatore di posta elettronica che ha l’ambizione di rivoluzionare il flusso di lavoro e la visualizzazione della casella. Oltre ai bottoni delle tradizionali funzioni di posta, Alto organizza i messaggi con un approccio a cartella, una sorta di mix fra Twitter e Pinterest. Le email in arrivo sono filtrate e categorizzate in modo automatico e personalizzabile  e sono visualizzate, appunto, in cartelle come foto, allegati, news sociali, offerte e retail. 

E’ proprio con l’obiettivo di favorire la comunicazione e l’interscambio che Bill Bratton, giù alla guida di tre fra i più grandi dipartimenti di polizia americani, ha messo a punto “BlueLine”, un social network ad alto tasso di sicurezza per favorire la comunicazione fra forze dell’ordine. Su questa strada si tornerà al medioevo della comunicazione elettronica? Non c’è da preoccuparsi, assicura il social network francese silicon.fr citato dal Telegraph : solo l’11% delle generazioni più giovani, fra gli 11 e I 19 anni, usa ormai la posta elettronica. Mentre già il 56% dei dipendenti, in base a uno studio della società di servizi Tower Watson utilizza già diverse forme di social network per la comunicazione interna e per incentivare lo spirito di gruppo. 

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