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Fca, le vittorie di Marchionne

Il n. 1 di Fiat Chrysler rafforza l’accordo con Google nel business delle auto senza conducente e proietta l’azienda nel futuro

Marchionne

Andrea Telara

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I primi minivan Chrysler Pacifica capaci di viaggiare da soli, senza guidatore, gireranno probabilmente nella città statunitense di Phoenix, in Arizona, con un nuovo e pioneristico servizio taxi.

E’ quello che Waymo, divisione del colosso tecnologico Google dedicata allo sviluppo delle vetture senza conducente, lancerà in partnership con il gruppo Fca (Fiat Chrysler Automobiles), la casa automobilistica guidata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne che in Italia non ha certo bisogno di presentazioni.

Ingresso nel futuro

La nuova collaborazione, annunciata il 30 gennaio 2018, segue una  serie di accordi tra le due aziende già siglati nel 2016 e nel 2017. Ora, però, dalla fase di semplice sviluppo della tecnologia si passa alle vie di fatto: l’accordo prevede infatti che 20mila vetture senza conducente fornite da Fca scenderanno finalmente su strada.

"La nostra partnership con Waymo continua a crescere e si rafforza. È l'ultimo segnale del nostro impegno verso la tecnologia delle auto autonome", ha detto Marchionne, facendo intendere che Fca ha ormai messo un piede nel futuro e che le vecchie Fiat e Chrysler, due case automobilistiche un tempo in crisi nera, ormai hanno cambiato pelle.

Uscita di scena

L’attuale amministratore delegato di Fca ha già fatto sapere che abbandonerà il suo incarico nel 2019 e sembra destinato a uscire di scena tra le vittorie e gli onori, lasciando ai manager che lo rimpiazzeranno una situazione infinitamente migliore di quella che aveva trovato appena entrato in carica.

Sono passati quasi 14 anni da quando Marchionne, nel giugno del 2004, assunse la guida dell'allora agonizzante gruppo Fiat, che nei tre anni precedenti aveva accumulato perdite per ben 8 miliardi di euro. La prima vittoria dell'attuale amministratore delegato di Fca è stata proprio il risanamento di Fiat, ottenuto non senza frizioni con il sindacato e in particolare con la Fiom, la federazione dei metalmeccanici della Cgil, guidata da Maurizio Landini.

Poi, nel 2009, nella storia professionale di Marchionne si è aperto un nuovo capitolo vittorioso: la progressiva acquisizione di Chrysler, che allora si trovava in uno stato di fallimento pilotato. Dopo una ristrutturazione durata 5 anni, il destino di Chrysler si è incrociato per sempre con quello di Fiat, grazie a una fusione che ha dato vita all'attuale gruppo Fca e che ha portato al varo di un piano industriale a 5 anni, basato su ben 48 miliardi di euro di investimenti entro la fine del 2018.

Obiettivi centrati

Giudicati inizialmente con scetticismo dagli analisti, gli obiettivi del piano sono stati finora tutti centrati. Anzi, il management di Fca ha dovuto più volte rivedere al rialzo le stime, raggiungendo un utile netto di circa 3 miliardi di euro nel 2017 e azzerando l'indebitamento industriale dell'azienda.

Oggi Fca è il settimo gruppo automobilistico del mondo con 230mila dipendenti  (di cui 67mila in Italia), 162 stabilimenti, 87 centri di Ricerca e Sviluppo e migliaia di concessionari e distributori in oltre 150 paesi. Ed è un’azienda che dall’ottobre del 2014, cioè da quando Fiat e Chrysler si sono fuse, ha visto crescere il proprio valore in borsa di ben il 200%.

Il parere degli analisti

Nonostante questi rialzi da record, gli analisti di Goldman Sachs oggi individuano un ulteriore potenziale di rialzo di circa il 56% per il titolo Fca , da un prezzo di meno di 20 euro a circa 31 euro. Merito della capacità dell’azienda di generare consistenti flussi di cassa e merito anche degli obiettivi fissati dal management, ambiziosi ma ormai a portata di mano. La comunità finanziaria, insomma, ha già concesso a Marchionne gli onori che desiderava.

“Fca è protagonista di una delle vicende più esaltanti nella storia dell’industria automobilistica mondiale”, ha scritto in un recente commento Roberto Russo, amministratore delegato della società di consulenza finanziaria Assiteca Sim,  “una vicenda iniziata con l’uscita dalla bancarotta pilotata di Chrysler nel 2009 e proseguita con la rapidissima ripresa della redditività dell’azienda, nel mezzo della crisi economica più grave degli ultimi 80 anni”. Lode al merito di Sergio, insomma, almeno secondo la business community internazionale.

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