Aziende

Fca, che succede se gli investimenti vengono tagliati

L’annuncio dell’ad Manley di voler rivedere il piano di sviluppo a causa dell’ecotassa fa temere per la tenuta dei livelli occupazionali

manley_elkann_fca

Giuseppe Cordasco

-

Si è alzato immediatamente un polverone di polemiche e reazioni anche aspre, alle parole dell’amministratore delegato di Fca Mike Manley che aveva parlato della necessità di rivedere il piano di sviluppo dell’azienda italo-americana in Italia alla luce del provvedimento del governo sull’ecotassa per le automobili.

In realtà, le prime indiscrezioni che parlavano della minaccia di un vero e proprio blocco dei 5 miliardi di investimenti previsti per i prossimi anni, si sono poi rivelate esagerate. Resta comunque il fatto che Manley ha annunciato ufficialmente la necessità di un adeguamento del piano, che arriva in seguito "ai cambiamenti nelle condizioni di mercato generati dalle nuove iniziative. Il piano comunque – ha precisato il numero uno di Fca - non viene stoppato”.

La dura reazione dei sindacati

Precisazioni che però non sono servite ad acquietare animi che si sono subito scaldati, alla luce di preoccupazioni comunque fondate legate ai pericoli che la decisione, anche solo di rivedere l’ammontare degli investimenti, potrebbe in ogni caso avere sui livelli occupazionali negli stabilimenti produttivi di Fca in Italia.

''Comprendiamo le motivazioni di Fca, ma noi non siamo disposti a mettere in discussione il piano industriale che ci è stato presentato. Quel che è certo è che faremo tutto il possibile per evitare che ciò accada", ha affermato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, sottolineando che "non possono essere i lavoratori a pagare le scelte del nostro governo, al quale abbiamo già più volte sollevato la questione chiedendo di rivedere il provvedimento".

La Fiom si dice addirittura pronta alla mobilitazione perché le dichiarazioni di Manley mettono a "rischio l'occupazione per i lavoratori degli stabilimenti italiani che da anni sono in cassa integrazione perché i piani industriali dichiarati non sono stati realizzati".

Le buone notizie

Seppur vanamente consolatorie, nelle sue dichiarazioni Manley ha anche dato qualche buona notizia ai mercati. L’ad di Fca ha infatti parlato anche di un possibile aumento della capacità produttiva per Jeep al fine di soddisfare la crescente domanda.

Un aumento che potrebbe tradursi anche nella creazione di nuovi posti di lavoro. Scongiurando tagli importanti per Fca, Manley ha osservato come la casa automobilistica che guida ha tutte le carte in regola "per centrare i suoi obiettivi come società autonoma".

Al momento, ha aggiunto secondo quanto riportato da Reuters, Comau e Teksid non sono in vendita: ''Voglio costruire valore in queste attività - ha sottolineato Manley.- Se sarò in grado di farlo, questo mi offrirà opzioni in futuro" ha poi concluso.

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Alleanza Volkswagen-Ford: quell’idea di Marchionne che diventa realtà (senza Fca)

Per anni, il compianto manager italo-canadese, ha sostenuto la necessità che i grandi colossi dell’auto dovessero unirsi

Fca, le priorità del futuro post-Marchionne

Tra qualche giorno ci sarà la nomina ufficiale del nuovo ad Manley, che dovrà occuparsi tra le altre cose del futuro della Magneti Marelli

Se Fca diventasse uno spezzatino ecco a chi interesserebbero i suoi bocconi

In futuro, gli Agnelli potrebbero vendere il gruppo a pezzi: farebbe gola ai francesi, ai tedeschi, ai coreani e ai cinesi...

Fca dopo Marchionne, perché gli Agnelli potrebbero uscire

Dopo la scomparsa del manager, si parla di un possibile disimpegno della nota dinastia industriale torinese. Ma non nel breve termine

Ecco chi è Mike Manley, il nuovo numero uno di Fca

Manager inglese di 54 anni, da circa dieci è alla guida del brand Jeep, con il quale ha ottenuto risultati strepitosi

Commenti