Crolla il fatturato Telecom e il Brasile torna a essere un problema

I ricavi del primo semestre in calo del 6,5% rispetto a un anno fa. E intanto un possibile accordo tra i francesi di Vivendi e gli spagnoli di Telefonica sul mercato sudamericano rischia di mettere all'angolo la società italiana

Giuseppe Recchi, presidente di Telecom Italia (Imagoeconomica)

Il primo semestre dell'anno di Telecom Italia si chiude in modo non positivo. I ricavi scendono a 10,5 miliardi di euro, meno 6,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre l'Ebitda scende a 4,3 miliardi, meno 5,3% rispetto al primo semestre 2013. L'utile netto della controllante sale, invece, a 543 miliardi rispetto al rosso di 1,4 miliardi del 2013, dato, questo, influenzato da svalutazioni per 2,1 miliardi.

Andando a vedere i ricavi per area di business, Telecom Italia segna, sempre nel primo semestre, un calo di fatturato in Italia dell'8,2% a 7,5 miliardi mentre crescono dell'1,7% (a 601 milioni) i ricavi provenienti dalla vendita di capacità trasmissiva all'ingrosso (attraverso la controllata controllata Sparkle). Il fatturato dell'Olivetti scende anch'esso del 14,5% (a 106 milioni) mentre anche il Brasile dà segni di difficoltà con un calo dell'1,8% a 3 miliardi.

E proprio sul Brasile è in corso una partita a scacchi che ridisegnerà il volto della società italiana di telecomunicazioni preieduta da Giuseppe Recchi e guidata da Marco Patuano. Il socio forte, la spagnola Telefonica, ha fatto un'offerta al gruppo industrial-finanziario francese Vivendi. L'offerta consiste nella vendita da parte di Vivendi della controllata brasiliana Gvt in cambio della quota, l'8,3%, che Telefonica possiede in Telecom Italia. Gvt riveste un interesse strategico fondamentale per Telefonica visto che in Brasile già controlla Vivo, prima società di telefonia mobile del Paese. In caso di aggregazione con la società di telefonia fissa Gvt (che possiede una robusta rete di fibra ottica) Telefonica diventerebbe talmente forte da spiazzare la controllata italiana Tim Brasil la quale, a quel punto, avrebbe molte difficoltà a restare competitiva sul mercato come valida alternativa "mobile" al gruppo integrato Gvt-Vivo.  

Se l'accordo con Telefonica andasse in porto (una decisione è attesa per fine agosto) Bolloré tornerebbe a rivestire quel ruolo di crocevia dell'industria e della finanza italiana che ha avuto durante i turbolenti anni del riassetto sia di Generali che di Mediobanca. E pare che l'intenzione del finanziare bretone sia proprio questa: nel corso del mese di luglio, infatti, ha arrotondato il suo 6% in Mediobanca portandolo al 7% con la facoltà di arrivare all'8%. Ciò gli consente di proporre uno dei due vicepresidenti dell'istituto (a ottobre) e, visto che è già il secondo socio della banca d'affari, di influenzare attivamente la scelta dei consiglieri d'amministrazione. Inoltre non bisogna dimenticare che Mediobanca, a causa della scissione della finanziaria Telco, possiede direttamente l'1,6% di Telecom Italia che potrebbe finire nelle mani di Bolloré, dato che il management di Piazzetta Cuccia ha più volte ribadito la sua intenzione di uscire dal business delle telecomunicazioni.

Per comporre il puzzle, in altre parole, occorre che la conglomerata francese accetti l'offerta di Telefonica di comprare la controllata brasiliana Gvt in cambio della quota in Telecom Italia che ha un valore stimato di circa 900 milioni di euro. A quel punto Bolloré potrebbe entrare più massicciamente nel mercato della distribuzione di contenuti televisivi: a Vivendi, infatti, fanno capo sia Universal Music sia, soprattutto, Canal Plus. Fare concorrenza a Sky sul mercato domestico sembra un'impresa titanica anche per una società efficiente come Vivendi, perciò quello che potrebbe accadere è un'alleanza con il principale competitor di Sky, cioè Mediaset. 

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