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Exor, Fiat, Ferrari: così gli Agnelli sono usciti dall'Italia

Dall'accomandita di famiglia alla controllata industriale Cnh. Ecco come la dinastia di Torino ha portato il business oltreconfine

Quando c'era ancora l'Avvocato, si diceva che gli Agnelli fossero la vera casa regnante d'Italia del Novecento, visto che i discendenti maschi della famiglia Savoia erano invece relegati in esilio all'estero. Ora, però, ad andare all'estero sono gli Agnelli, che hanno deciso di trasferire oltreconfine gli ultimi tasselli del loro impero industriale. Verrà infatti spostata in Olanda la sede legale e fiscale di Exor, la holding con cui la blasonata famiglia torinese controlla il suo impero industriale, composto principalmente dalle partecipazioni in Fca (Fiat-Chrysler), in Ferrari, nel settimanale Economist, nella Juventus e nel gruppo riassicurativo Partner Re.


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Finiranno in Olanda pure diverse altre società finanziarie del gruppo, quelle che sono al vertice della piramide di controllo. Si tratta della Giovanni Agnelli&C., cioè la società in accomandita per azioni che è la cassaforte di famiglia e controlla Exor, a cui si aggiungono la Giovanni Agnelli Sas e Dicembre. Quest'utima è la finanziaria con cui John Elkan e gli eredi diretti dell'Avvocato comandano di fatto in tutto il gruppo, con il classico sistema delle scatole cinesi: una società che ne controlla un'altra, che ne controlla un'altra ancora e così via.


Verso l'estero, passo dopo passo

A ben guardare, la notizia del trasloco di Exor non rappresenta poi una grande novità. La migrazione degli Agnelli aldilà delle Alpi è iniziata di fatto alcuni anni or sono, da quando l'Avvocato Gianni e suo fratello Umberto (certamente più legati all'Italia dei loro discendenti) erano ormai passati a miglior vita, entrati nella storia e usciti dalla cronaca. Il primo tassello del gruppo a prendere la strada dell'estero è stata Fiat Industrial, nel 2012. E' in quell'anno che le attività possedute da Fiat nel settore dei veicoli industriali (tra cui il marchio Iveco) sono state fuse con Cnh Global, società con sede ad Amsterdam, attiva nella produzione di macchine agricole e già controllata dalla “real casa” torinese.


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Poi, all'inizio del 2014, è stata la volta di Fiat. Attraverso una articolata operazione finanziaria, il gruppo automobilistico del Lingotto è stato fuso con la controllata americana Chrysler e ha dato vita al gruppo Fca, la cui sede legale è stata posta (come per Cnh) ad Amesterdam e quella fiscale a Londra, mentre le sue azioni vengono oggi negoziate principalmente sul mercato borsistico di Wall Street (anche se sono acquistabili pure sul listino di Piazza Affari). Come se non bastasse, un'operazione analoga è stata messa in cantiere nel 2015 per Ferrari, in cui gli Agnelli ed Exor hanno oggi soltanto una partecipazione minoritaria del 22,9%. Pure la sede legale della scuderia del cavallino rampante è stata trasferita ad Amsterdam, attraverso la società veicolo Ferrari N.V. che controlla l'italiana Ferrari spa. A tutte queste operazioni, si è aggiunto poi nell'estate dell'anno scorso l'acquisto della compagnia di riassicurazione statunitense PartnerRe, con un esborso di 6,8 miliardi di dollari. E così, passo dopo passo, la “real casa” degli Agnelli ha detto addio all'Italia, almeno per quel che riguarda le partecipazioni societarie.

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