Eni e la Turchia: gli interessi economici sul gas a largo di Cipro

Ankara vorrebbe mettere le mani sulle risorse energetiche dell'isola e usa temi politici per bloccare le trivellazioni di Italia e Francia

nave eni

La nave Saipem 12000 – Credits: ANSA/WWW.SAIPEM.COM

Massimo Morici

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A incrinare i già fragili rapporti tra Ue e Turchia è la vicenda di una nave italiana: la Saipem 12000, usata dall'Eni per la perforazione dei fondali, un'attività effettuata in tutto il mondo dalla compagnia. Da venerdì 9 febbraio, però, qualcosa è andato storto nel Mediterraneo, dove Eni ha già scoperto un maxi-giacimento nelle acque dell'Egitto: la piattaforma è bloccata in alto mare dalle autorità turche che non consentono di proseguire la navigazione verso un tratto di mare al largo della parte orientale di Cipro. Lì l'equipaggio a bordo della Saipem 12000 avrebbe dovuto iniziare l'esplorazione di un nuovo giacimento di gas.

Eni e la francese Total sono state autorizzate da Nicosia a trivellare i fondali, ma Ankara, che occupa militarmente dal 1974 la parte nord-orientale dell'isola, dove risiede un governo filo-turco (la repubblica auto-proclamata del Cipro del Nord, non riconosciuta dalla comunità internazionale), si è sempre opposta alle attività di esplorazione nella Zona Economica Esclusiva di Cipro, che è un paese Ue, in attesa di una soluzione sulla divisione dell'isola.

Un problema politico

In questo caso il problema, purtroppo per Eni, è tutto politico: Ankara bolla le attività di Cipro in questo tratto di mare (una porzione di mare adiacente alle acque territoriali) come "unilaterali" e - lo ha fatto la scorsa domenica in una dichiarazione del ministero degli Esteri turco - considera un "diritto inalienabile" quello dei turco-ciprioti sulle risorse naturali dell'isola, di cui sarebbero "comproprietari".

Ogni scoperta di gas, quindi, andrebbe condivisa tra ciprioti (di lingua greca) e turco-ciprioti, secondo Ankara, anche se a detta di più di un osservatore, dietro questa scusa ci sarebbe la volontà di Erdogan di mettere le mani sul gas dell'isola per porre fine alla dipendenza energetica della Turchia.

Il ruolo della Turchia

Il presidente turco sta andando verso la guerra del gas con la Ue? Per il momento mostra i muscoli: la Turchia ritiene che Cipro non possa rappresentare gli interessi della Repubblica del Cipro del Nord, che però è riconosciuta solo da Ankara. Per l'Italia e l'Europa è una partita difficilissima: la Turchia, infatti, non solo è un paese candidato dal 1999 a entrare nell'Unione, ma è anche un importante corridoio per gli approvvigionamenti energetici.

È vicina a paesi (ex repubbliche sovietiche e Medio Oriente) che detengono il 70% delle riserve energetiche primarie del mondo e ha anche un piede in Europa, che è uno dei principali consumatori di energia al mondo. Da lì, ad esempio, passano i tubi che si collegano al Tap, il gasdotto che dovrebbe portare il gas azero in Italia.

Le attività di ENI

Nicosia si è data molto da fare per sfruttare i giacimenti vicini all'isola: negli ultimi 7 anni ha avviato operazioni di trivellazione al largo delle sue coste. Eni non è stata certo a guardare e nell'isola è titolare di ben sei licenze. Giovedì 8 febbraio Cipro ha annunciato la scoperta di "significative riserve di gas" nel blocco 6 da parte della compagnia italiana e della francese Total. Eni stava proseguendo le sue attività di ricerca nel blocco 3, il tratto di mare dove appunto era diretta la nave Saipem 12000.

Il presidente turco Erdogan ha messo in guardia gli europei: non esplorate le acque cipriote. In un discorso televisivo di oggi, martedì 13 febbraio, ha detto di non pensare che i "tentativi opportunistici di cercare gas naturale al largo di Cipro" sfuggano all'attenzione dei turchi. D'altra parte, due giorni prima il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha accusato Ankara di violare "il diritto internazionale". Sul fronte europeo, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, con un tweet si è appellato lunedì sera alla Turchia "per evitare minacce e atti contro qualsiasi membro dell'Ue e impegnarsi invece in buone e pacifiche relazioni di vicinato".

L'Italia ed Erdogan

Erdogan lunedì 12 febbraio ha incontrato a Roma il presidente Sergio Mattarella e il premier Paolo Gentiloni e non ha nascosto le sue preoccupazioni riguardo alle iniziative di Eni nel Mediterraneo orientale su licenza del governo di Cipro, che rappresenterebbero "una minaccia per Cipro Nord e per noi".

La Farnesina sta seguendo "al più alto livello, in raccordo con le proprie rappresentanze diplomatiche a Nicosia e Ankara, la vicenda". Claudio Descalzi, a.d. di Eni, non si aspettava che la nave venisse bloccata: "Siamo assolutamente molto dentro l'Economic Zone di Cipro e abbiamo già perforato dei pozzi in analoghe condizioni". 

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