Eni, Enel, Finmeccanica, Ferrovie, Poste: obiettivo privatizzazioni

Le strade possibili del ministro Saccomanni per usare al meglio i gioielli di Stato e abbattere il debito

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni (Credits: ANSA / LUIGI MISTRULLI)

Marco Cobianchi

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La lista dei gioielli in vendita ancora non c’è. O, meglio, non ci sarebbe, ma la decisione di avviare un ampio piano di privatizzazioni è stata presa. Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni ne ha parlato al vertice del G20 in corso a Mosca . Prima di lui un accenno lo aveva fatto lo stesso premier Enrico Letta nel suo ultimo viaggio a Londra in un incontro con alcuni rappresentanti delle maggiori banche d’affari del mondo.

La lista delle società che lo Stato italiano intende mettere in vendita, come si diceva, ancora non c’è. Tuttavia è chiaro che alcune aziende possono essere privatizzate più facilmente e rapidamente di altre. Ad esempio Fincantieri, società dal presente difficile e dal futuro incerto. Nel passato Fincantieri è stata oggetto di due diversi piani strategici: il primo era quello di una sua quotazione in borsa, il secondo riguardava la cessione del 50% ad un armatore privato. In entrambi i casi l’opposizione della Cgil impedì di procedere. Peccato: in entrambi i casi, a metà degli Anni ’90 e a metà degli Anni 2000, Fincantieri valeva molto di più di quanto vale ora.

Le altre due aziende di Stato per le quali si può aprire un “facile” percorso di privatizzazione sono Ferrovie e Poste, entrambe controllate al 100%. Molto più difficile pensare che Eni ed Enel, nelle quali lo Stato è già sotto il 30% del capitale, possano vedere diminuire ulteriormente la partecipazione pubblica anche per considerazioni strategiche riguardanti la sicurezza e la certezza degli approvvigionamenti energetici del Paese. Poi c’è Finmeccanica, la società industriale presente soprattutto nel settore della difesa, che, anche lei, è molto sottovalutata rispetto a qualche anno fa. Proprio recentemente, in seguito al downgrade da parte di Standard & Poor’s del debito italiano, l’affidabilità di Finmeccanica è stata abbassata, sempre da S&P’s, a livello “junk”, cioè “spazzatura”. Con questa credenziale è difficile che il Tesoro possa riiuscire a strappare un prezzo elevato. Restano sempre in piedi le ipotesi riguardo a Snam e Terna, questi sì, due gioielli pubblici.

Il punto è: come verranno usati i proventi (eventuali) della vendita? Secondo Saccomanni, citato dall’agenzia di stampa Bloomberg, i soldi verranno utilizzati per abbassare il debito pubblico (ora oltre la soglia-monstre del 130% rispetto al Pil) che è arrivato a pesare per 2.027 miliardi di euro sulle spalle dello Stato. Saccomanni non cita altre destinazioni d’uso dei proventi. È, quindi, da pensare che l’incasso non servirà, come si è pensato in un primo momento, a finanziare gli impegni di spesa ai quali il governo si è obbligato; come, ad esempio, la rimodulazione dell’Imu, lo stop al rincaro (dal 21% al 22%) dell’Iva e la sempre promessa ma mai effettivamente realizzata riduzione del costo del lavoro.

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Per questi impegni servirà ricorrrere o a un taglio della spesa pubblica o a un rincaro di alcune tasse. Per finanziare, ad esempio, gli aumentati costi della polizia penitenziaria si è ricorso alla tassazione del 58% delle sigarette elettroniche.

È comunque possibile, secondo lo stesso ministro del Tesoro Saccomanni, che Eni ed Enel, i due gioielli che ancora restano in mano pubblica, possano essere usati come “collaterali” per i titoli del debito pubblico. Cosa significa? Significa che le quote di partecipazione del Tesoro nei due colossi potrebbero garantire un’emissione “speciale” di titoli del debito pubblico senza che questo comporti, a meno di eventi particolari, una privatizzazione vera e propria.

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