Eni, perché Descalzi e Scaroni sarebbero indagati

L'inchiesta della procura di Milano su presunte tangenti in Nigeria (e la difesa di Eni) per l'ottenimento di una connessione petrolifera

L'ad di Eni Claudio Descalzi – Credits: Claudio Brufola / Imagoeconomica

Andrea Telara

-

Secondo il Corriere della Sera, l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi, risulterebbe indagato per corruzione internazionale dalla procura di Milano, in un'inchiesta su una concessione petrolifera in Nigeria, per la quale si ipotizza il pagamento di una maxi-tangente da parte del gruppo petrolifero del cane a sei zampe. Assieme a Descalzi, tra gli indagati ci sarebbe anche l'ex-numero uno di Eni Paolo Scaroni, l'attuale capo della divisione esplorazioni della società Roberto Casula, e il lobbista Luigi Bisignani.

Leggi anche: Chi è Claudio Descalzi

Secondo le prime ricostruzioni, l'indagine arriva fino in Gran Bretagna dove la Corte di Londra, su richiesta della procura milanese, avrebbe eseguito un sequestro preventivo di due depositi anglo-svizzeri di proprietà di un intermediario nigeriano, per un valore complessivo di 190 milioni di dollari. Oggetto delle indagini è un'operazione effettuata da Eni in Nigeria nel 2011, quando Scaroni era amministratore delegato e Descalzi capo della divisione Oil del gruppo. Si tratta dell'acquisto della concessione petrolifera Opl-245 dalla società Malabu, per la quale Eni pagò un prezzo ufficiale di 1,09 miliardi di dollari.

Leggi anche: Scaroni e le indagin i

Eni, tuttavia, ribadisce la sua estraneità da qualsiasi condotta illecita in relazione all'indagine preliminare avviata dalla Procura di Milano sull'acquisizione del blocco OPL 245 avvenuta nel 2011. E sottolinea, in una nota, di aver stipulato gli accordi per l'acquisizione del blocco unicamente con il Governo Nigeriano e la società Shell. L'intero pagamento per il rilascio a Eni e Shell della relativa licenza è stato eseguito unicamente al governo nigeriano.

Il Gruppo del cane a sei zampe prende atto che, da documenti notificati ieri alla società nell'ambito di un procedimento estero che dispone il sequestro di un conto bancario di una società terza su richiesta della Procura di Milano, risultano indagati presso la Procura di Milano l'amministratore delegato e il direttore Operazioni e Tecnologie. Eni sta prestando la massima collaborazione alla magistratura e confida che la correttezza del proprio operato emergerà nel corso delle indagini.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

La privatizzazione di Enel ed Eni

Il Tesoro è intenzionato a vendere il 5% dei due colossi di stato. Pro e contro dell'operazione

Commenti