Enel, il piano 2017-2019 convince il mercato

I piani dell'a.d. Starace: pay out fino al 70%, dividendo di 0,21 euro per azione, un buy back fino a 2 miliardi, leva ai minimi. E il titolo fa +3%

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Francesco Starace, amministratore delegato di Enel – Credits: Ufficio Stampa

Martino Cavalli

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da Londra

Ha subito convinto la Borsa (con un rialzo superiore al 3%) la doppia manovra di Francesco Starace, amministratore delegato dell'Enel, per ridare sex appeal alla quotazione del titolo. Davanti agli analisti finanziari di Londra, invitati alla presentazione del piano strategico 2017-2019, Starace ha infatti preso degli impegni "pesanti" in tema di dividendi: il pay out (cioè la quota di utili che viene distribuita ai soci), che nel 2016 è stato del 55%, passerà al 65% nel 2017 per poi salire ancora al 70% nei due anni successivi. Per il 2017 inoltre c'è l'impegno a pagare un dividendo di almeno 0,21 euro per azione (0,18 nel 2016). Il tutto a fronte di un utile in aumento da 3,2 miliardi di euro del 2016 a 3,6 l'anno prossimo e poi 4,4 e 4,7 nei due successivi. Sarà contento anche il ministero dell'Economia, che controlla il 25% del capitale.

Ma non basta. A supporto della quotazione del titolo infatti arriverà anche un buy back, cioè un riacquisto di azioni proprie, che potrà arrivare fino a 2 miliardi di euro e che sarà proposto alla prossima assemblea degli azionisti, nella primavera 2017.

I numeri
A fronte di questa generosità ci sono numeri che indicano un aumento della redditività anche a fronte di ricavi fermi, se non in diminuzione, per il calo del costo dell'energia. Così i margini (Ebitda) sono destinati a passare dai 15 miliardi di quest'anno ai 17,2 del 2019 grazie a un mix di crescita (sono previsti 2 milioni in clienti in più nel mondo rispetto agli attuali 62), investimenti per 21 miliardi dei quali 4,7 verranno spesi per la digitalizzazione (dai contatori intelligenti alla connettività dei sistemi) che poi a loro volta consentiranno di risparmiare un miliardo nel 2019, principalmente per minori spese di manutenzione. E poi ancora una semplificazione ulteriore delle attività in America Latina, dove malgrado il lavoro già fatto esistono ancora oltre 50 società.

Sul fronte del debito, sostanzialmente stabile a poco meno di 50 miliardi di euro (lordo) e intorno ai 37 netti, la crescita dell'Ebitda farà scendere il rapporto tra debito netto e margini a 2,2, un valore che ha spinto alcuni analisti a domandare se la società stia effettuando una operazione di deleveraging, cioè se non stia addirittura usando troppo poco la leva finanziaria.

Referendum e Trump
Infine, pressato dalle loro domande, Starace ha detto la sua sul referendum del 4 dicembre e sulla nuova politica energetica di Trump negli Usa. Sul Referendum non ci aspettiamo contraccolpi, ha detto, anche perché i prossimi passi della politica energetica sono stati già fissati fino al 2018 (anche se la fase finale della completa liberalizzazione del mercato è ancora tutta da definire). Quanto a Trump, Starace ha ricordato che l'energia negli Usa è sostanzialmente di pertinenza dei singoli Stati e che finora proprio con quelli amministrati dai repubblicani l'Enel si è trovata benissimo.

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