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Emissioni auto: perché Bruxelles indaga sui grandi marchi tedeschi

Un nuovo dieselgate in vista, originato per non farsi concorrenza nello sviluppo di eco-tecnologie, e che riguarderebbe anche i motori a benzina

Inquinamento_auto

Giuseppe Cordasco

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In Europa potrebbe scoppiare un nuovo, ennesimo, dieselgate. Solo che questa volta la definizione utilizzata dai media per indicare lo scandalo sulle emissioni auto truccate sarebbe insufficiente, visto che ad essere interessate non sarebbero solo le motorizzazioni a gasolio, ma anche quelle a benzina.

Il luogo del possibile misfatto però sarebbe ancora una volta la Germania. La Commissione europea infatti avrebbe aperto un’indagine proprio a carico dei grandi big dell’automotive tedesco. L’Antitrust di Bruxelles starebbe infatti valutando se Bmw, Daimler e il gruppo Vw (Volkswagen, Audi, Porsche) si siano accordate, violando così le regole Ue, per evitare di farsi concorrenza nello sviluppo della tecnologia per pulire le emissioni delle auto, siano state esse a benzina o diesel.

Consumatori danneggiati

Secondo il giudizio che filtra da Bruxelles, una collusione di questo tipo potrebbe aver negato ai consumatori l'opportunità di comprare auto meno inquinanti, nonostante la tecnologia fosse in effetti nella disponibilità dei produttori.

Le indagini sono partite a ottobre 2017, quando la Commissione Ue ha effettuato una serie di ispezioni nelle sedi delle cinque aziende per verificare delle 'soffiate' che aveva ricevuto.

Incontri sospetti

In sostanza, le cinque case costruttrici tedesche sotto indagine, avrebbero organizzato una serie di incontri per discutere dello sviluppo e della messa in opera di tecnologie per limitare, appunto, le emissioni nocive. Una cosa non vietata in sé, ma che diventa pratica anticoncorrenziale nel momento in cui si stringono accordi proprio per limitarne lo sviluppo.

In particolare, sotto i riflettori sono finiti i sistemi di riduzione catalitica selettiva delle emissioni tossiche e del filtro di particolato per i motori a benzina.

La Commissione vuole quindi appurare se effettivamente le aziende coinvolte abbiano fatto 'cartello' in questi settori controllando, e quindi limitando, lo sviluppo tecnico di queste eco-tecnologie che avrebbero reso i motori meno inquinanti.

Dai costruttori piena collaborazione

Da parte loro le aziende coinvolte in questa nuova indagine, hanno fatto sapere di voler continuare a cooperare con la Ue.

In particolare Daimler ha sottolineato che le accuse sarebbero limitate all'Europa e che esse non farebbero riferimento a un cartello dei prezzi, cioè uno dei casi a cui la Ue riserva le sanzioni più elevate che possono arrivare anche a centinaia di milioni di euro.

Da parte sua Bmw ha ribadito di essere da sempre impegnata al rispetto dei principi della concorrenza. Prese di posizioni comprensibili, perché quand’anche dall’indagine non emergessero profili di colpevolezza, il danno anche solo di immagine, come ha ampiamente dimostrato il dieselgate, sarebbe comunque enorme.

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