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Economia americana: cosa è cambiato dall’inizio della crisi a oggi

Export, promozione e crollo del prezzo dell'energia. L'America vista con gli occhi di Giulio Bonazzi, imprenditore italiano da 16 anni in Georgia

Economia americana

Stefania Medetti

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A sette anni dalla crisi, l'America è cambiata. La strategia fortemente improntata all’export, un’importante attività di promozione dei singoli Stati membri dell’Unione e il crollo del prezzo dell’energia grazie alla virtuosa competizione fra stati sono tre degli elementi che hanno sostenuto la ripresa.

A raccontarci, nella quotidianità di un'impresa, cosa è cambiato è Giulio Bonazzi, amministratore delegato di Aquafil, azienda specializzata nella produzione di fibre tessili per pavimentazioni e uno fra i principali produttori di Nylon 6, con un fatturato che sfiora i 500 milioni di euro e che da sedici anni ha aperto i battenti negli Stati Uniti, a Cartersville, in Georgia. "All’epoca, ci siamo affacciati al mercato americano con un magazzino e abbiamo fatto i conti con un’accoglienza decisamente fredda. Gli americani, abbiamo scoperto, non avevano alcuna voglia di rischiare con un nuovo produttore", racconta Bonazzi. "Con il tempo, però, abbiamo capito due cose. Primo, che per le imprese americane la vicinanza al cliente e il servizio sono altrettanto importanti della qualità del prodotto. Secondo, che il rischio di essere licenziati senza troppi problemi spingeva i nostri potenziali clienti a un atteggiamento conservatore".

Per l’azienda fondata in provincia di Trento alla fine degli anni Sessanta, la ragione dell’ingresso negli Stati Uniti non è stata la delocalizzazione della produzione, ma la costruzione di una posizione in uno fra i mercati più importanti del mondo, con l’obiettivo di allargarsi agli altri. Una strategia che si è dimostrata vincente, perché oggi Aquafil produce circa 130mila tonnellate di polimeri e fibre all’anno ed è presente in Europa, Stati Uniti e Asia che rappresentano rispettivamente il 60, il 28 e il 12% del suo giro d’affari.

Passo indietro: nonostante lo choc dell’11 settembre, Aquafil resiste e, nel 2004, costruisce il suo primo impianto produttivo. L’arrivo della crisi finanziaria insegna al manager italiano una nuova lezione: "Dopo il crollo di Lehman, i centri commerciali erano deserti. Il giorno successivo, hanno cominciato ad apparire cartelli con sconti del 50%. Il sistema americano, dunque, ha dimostrato una grandissima reattività ed è questa una delle ragioni per cui il Paese è riuscito a risollevarsi brillantemente dalla crisi". Ma non è l’unica: "I lavoratori sono proiettati in avanti: se non trovano un posto in uno stato, si spostano in un altro, inseguendo opportunità professionali e questo genera un tasso di fiducia più alto". Nel conto, però, vanno anche una burocrazia agile e snella, un’intelligente politica energetica e un ambiente ricettivo per innovazione e imprese, grazie allo stretto rapporto fra università e aziende. Secondo Bonazzi, più che le politiche del lavoro molto flessibili, sono queste variabili a dare agli Stati Uniti una marcia in più nella sfida economica globale.

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