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Ecco perché Apple conquisterà la Cina

Il repentino calo dei profitti in Oriente spinge Tim Cook a sperimentare una nuova strategia: investire nelle aziende locali

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– Credits: Feng Li/Getty Images

Sino a pochi giorni fa, Apple sembrava circondata da un'aura di invincibilità, forte delle innovazioni tecnologiche lanciate dalla società di Cupertino che hanno cambiato la vita quotidiana di milioni di persone in tutto il mondo. Sembrava quasi impossibile che Apple registrasse cali significativi nei profitti – anzi, nell'immaginario condiviso sembrava destinata a crescere esponenzialmente e a stupirci regolarmente con la sua capacità di innovare.

Perché i profitti di Apple sono in calo

Invece, alla fine di aprile abbiamo appreso di un calo dei ricavi del 13%, cui ha fatto seguito un deprezzamento delle azioni, scese alla borsa di Wall Street sotto quota 90 dollari – qualcosa che non accadeva da due anni. Come è potuto succedere? La nostra esperienza sembrerebbe smentire i dati dei conti trimestrali. In Italia, così come in Europa e negli Stati Uniti, l'iPhone è ancora un oggetto del desiderio e la gente si affolla nei negozi ogniqualvolta esce un nuovo modello.

I problemi di Apple in Oriente

In realtà, come spiega bene il magazine New Yorker, le difficoltà arrivano dall'Oriente. Le vendite di prodotti Apple stanno calando proprio in quei mercati che hanno largamente contribuito a costruirne le fortune e ad ammantare di leggenda il marchio della mela. Cina, Taiwan e Hong Kong sono responsabili del 50% del calo delle vendite. Da un lato, era inevitabile che il rallentamento dell'economia cinese avesse qualche effetto sul commercio di prodotti importati; dall'altro, però, Apple sembra subire le azioni di Pechino volte a rendere la vita difficile alle multinazionali americane dell'informatica.

La Cina dichiara guerra alle multinazionali dell'informatica

Fra gli ultimi provvedimenti adottati dalla leadership cinese c'è stato il blocco di iTunes Movies e iBook, un colpo doloroso per Apple. Che però è solo l'ultimo di una strategia avviata nel 2009 con la censura di Facebook. Pechino ha addirittura compilato una lista di società occidentali (Microsoft, Qualcomm, Google, Intel, Cisco, I.B.M., Oracle e, per l'appunto, Apple), colpevoli di aver invaso il mercato cinese e di aver messo a rischio la crescita di solide compagnie nazionali nell'hi-tech. Classico protezionismo commerciale, insomma, condito dalla preoccupazione tutta politica che i prodotti informatici si trasformino in cavalli di Troia per pericolosi ideali democratici, oltre che per valori occidentali, estranei alla morale cinese.

Le battaglie vinte da Pechino

Impossibile negare come lo sforzo di Pechino sembra aver raggiunto lo scopo, visto che i gruppi tecnologici cinesi stanno diventando sempre più forti, all'interno dei confini nazionali e non solo. Il portale Alibaba offre innumerevoli opportunità di shopping online; il motore di ricerca Baidu consente di scandagliare la rete con efficacia (e senza incappare in siti considerati "pericolosi" dal Partito Comunista; WeChat è una valida alternativa a Whatsapp e Messenger; infine, Xiaomi produce smartphone moderni e accattivanti.

Cosa può fare Apple

Per evitare di ritrovarsi esclusa dal ricchissimo mercato asiatico, Apple dovrà essere capace di innovare ancora di più, lanciando prodotti che siano irraggiungibili dai suoi imitatori cinesi.

Consapevole di quanto sarà difficile che in Cina il progetto di controllare i contenuti in circolazione sulla rete venga abbandonato (solo per fare un esempio, è appena stato bloccato un accordo tra Disney e Alibaba per la proiezione in streaming di film, evidentemente giudicati una minaccia per i sempre più rigidi controllori cinesi), Apple ha deciso di sperimentare una nuova strategia per "farsi accettare" dalla Repubblica popolare. La casa di Cupertino ha infatti investito un miliardo di dollari nella versione cinese di UberDidi Chuxing.  

L'esperimento cinese della Mela morsicata

E' stato Tim Cook in persona, dopo aver sottolineato che gli alti e bassi nell'andamento dei profitti sono fisiologici, quindi è sciocco attribuirvi troppo valore, a spiegare che l'investimento su Didi Chuxing permetterà ad Apple di capire molto meglio il mercato cinese. Del resto, questa start-up Made in China è l'ennesima dimostrazione che i marchi locali, oggi, funzionano meglio di quelli stranieri. Didi è attivo in 400 città, ha 300 milioni di utenti e copre l'87 per cento del mercato. Un risultato che Uber non potrà mai eguagliare, soprattutto dopo il generoso investimento di Apple. Che quindi, per l'ennesima volta, grazie a questo esperimento "cinese" si dimostra un modello a livello di innovazione e lungimiranza.  

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