Ecco dove investono i grandi fondi stranieri in Italia

I colossi finanziari americani e dei paesi produttori di petrolio puntano su infrastrutture, banche, immobiliare e Made in Italy

Yngve-Slyngstad

Yngve Slyngstad, l'amministratore delegato del fondo sovrano della Norvegia (Norges Bank Investment Management) – Credits: AFP / Stringer / Gettyimages

Massimo Morici

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[UPDATE 2 maggio 2017]

L'Italia dell'industria e della finanza non è più quella di una volta: il capitalismo di relazione, complice la crisi economica che negli ultimi anni ha azzoppato le banche italiane, si è fatto da parte e ha lasciato spazio alla grande finanza internazionale.

Le grandi banche e società presenti in Borsa accanto ai padroni italiani hanno sempre più spesso padroni stranieri, nelle vesti di grandi fondi di investimento privati americani, fondi sovrani e banche d'affari.

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Norges Bank e BlackRock
I più attivi negli ultimi mesi, se si dà una sbirciata alle comunicazioni della Consob sulle partecipazioni rilevanti nelle società quotate a Piazza Affari, sono l'americana BlackRock, il più grande gestore di patrimoni al mondo con masse in gestione per oltre 5.000 miliardi di dollari, e il fondo sovrano della Norvegia, che gestisce oltre 800 milardi di dollari ed è alimentato dai proventi dell'estrazione di petrolio.

La prima è presente, a seconda dei casi con quote superiori al 2 o al 5%, in diversi settori: nelle infrastrutture (Ei Tower, Rai Way, Snam), nell'utility (Enel), negli industriali (Prysmian) e nei servizi finanziari (Fineco e Azimut). Più estesi i tentacoli di Norges Bank che vanta partecipazioni superiori al 2% nei finanziari (Banco Bpm, Bper, Anima Holding, Banca Ifis), nel retail (Moncler, Ovs), nelle utility ( A2A, Italgas), nei petroliferi (Saras Raffinerie) e nelle telecomunicazioni (Telecom Italia).

Molto attivo è anche l'altro colosso dei fondi made in USA, Fidelity, che è presente nell'azionariato di Azimut, Astaldi, Amplifon e Recordati. Fidelity, tra l'altro, gestisce un maxi-fondo specializzato negli investimenti azionari in Borsa italiana con poco meno di 1 miliardo di euro in gestione.

Un altro fondo sovrano finito sotto i riflettori è Aabar (Abu Dhabi), primo azionista di UniCredit, e il fondo del Qatar (molto attivo nell'immobiliare, hotel, e vicino al closing per acquistare la maggioranza della compagnia aerea Meridiana), mentre i fondi di investimento britannici che da inizio anno hanno messo parecchie fiches sul piatto di Piazza Affari sono Artemis Investment (Rai Way, Ei Tower), Threadneedle (Infrastrutture Wireless Italiane) e Silchester International (UBI). La banca americana JP Morgan invece ha puntato forte su Telecom Italia, mentre dallo scorso 21 aprile Goldman Sachs detiene il 5,176% di Intesa Sanpaolo.


In Borsa avanza lo straniero
Ma i movimenti sui listini della Borsa di Milano negli ultimi mesi non sono l'eccezione. La Consob di recente ha mostrato come sia aumentato a vista d'occhio il peso degli investitori stranieri in Italia dalla fine della crisi dei subprime a oggi.

Qualche numero: a fine 2014 banche e fondi esteri erano azionisti di peso in 71 imprese quotate, vale a dire il 30% delle società quotate a Piazza Affari, soprattutto negli indici FTSE MIB e Mid Cap, che raggruppano le società a più grande capitalizzazione. Nel 2009 avevano investito solo in 47 società.

L'invasione degli stanieri, tuttavia, non è un male, soprattutto in un periodo in cui c'è sempre meno traccia di grandi investitori italiani. Senza contare che le banche italiane, alle prese con rafforzamenti patrimoniali e montagne di crediti deteriorati da smaltire, hanno chiuso i rubinetti.

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha ricordato che "i fondi esteri hanno preso delle importanti partecipazioni in Borsa italiana e sta a noi rendere il paese sempre più attrattivo". Certo è che, in un confronto globale, l'Italia ne esce più come meta esotica che parte "core" dei portafogli dei grandi fondi.

Stando a una rencente indagine di Invesco (casa di investimento di Atlanta) condotta su 77 fondi sovrani e gestori di riserve, i grandi investitori istituzionali considerano come mercato privilegiato non l'Europa ma gli Stati Uniti d'America. Ad attrarli Oltreoceano sono le opportunità di investimento, in particolare nel settore delle infrastrutture, private equity e immobiliare. E soprattutto politiche più favorevoli agli investimenti.

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