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Easyjet: ora siete più liberi di volare con noi

La low-cost debutta sulla Linate-Fiumicino e l’ad Carolyn McCall svela il segreto: spendere solo se indispensabile

Carolyn McCall, amministratore delegato della Easyjet (Credits: Ufficio stampa)

Non sarà la madre di tutte le liberalizzazioni, è vero, però è sempre meglio di niente. Lunedì 25 marzo alle 6.55 decolla da Milano Linate il primo Easyjet diretto a Roma Fiumicino, cinque minuti dopo da Roma parte il volo gemello; biglietti a partire da meno di 30 euro. Così l’immemorabile monopolio dell’Alitalia va in pezzi, proprio in uno dei momenti più delicati per la vita della compagnia. Nel quartier generale del concorrente inglese a Luton, nord di Londra, non si percepisce l’importanza simbolica che ha in Italia questa novità. Né Carolyn McCall, amministratore delegato della Easyjet, ha intenzione di infierire sul concorrente. Perché lo stile è agli antipodi rispetto alla Ryanair, altro grande operatore europeo del trasporto aereo low cost. Infatti, con fair play, McCall sottolinea di essere molto contenta di avere vinto questa battaglia (durata oltre un anno tra una sentenza e l’altra dell’Antitrust, poi del tar e infine del Consiglio di Stato, e che, oltre all’Alitalia, ha visto anche la stessa Ryanair cercare di opporsi con un ricorso). Ma si dice sicura che ci sarà spazio per tutti, treni ad alta velocità di Fs e Ntv compresi. E che soprattutto ci saranno vantaggi per tutti, famiglie, studenti e uomini d’affari. «Perché quando i tempi sono duri, il valore del denaro aumenta e anche chi viaggia per lavoro oggi sta molto attento a come lo spende».

Senza contare, le fa eco Frances Ouseley, responsabile delle attività in Italia, che comunque una trasferta tra Milano e Roma in giornata con sei ore di treno in totale resta piuttosto pesante. L’aereo, insomma, conserva qualche vantaggio.

Signora McCall, i tempi saranno anche duri, ma intanto la Easyjet sta guadagnando soldi in gran quantità: con un fatturato 2012 di 3,8 miliardi di sterline (oltre 4,5 miliardi di euro) ci sono stati 317 milioni di utile prima delle tasse. In Italia è una redditività che in questo settore non s’è mai vista.
È vero, abbiamo proposto di raddoppiare il dividendo relativo all’esercizio 2012. Ma non pensi che ogni anno possiamo ottenere una progressione del genere. Credo che il 2013 sarà un anno sostanzialmente stabile. Alcuni mercati soffrono di più, come Italia e Spagna, altri vanno meglio, come Gran Bretagna, Svizzera, Germania.

Nel complesso, comunque, avete numeri in aumento. E l’Italia è il paese nel quale l’anno scorso avete maggiormente sviluppato l’offerta, quasi il 10 per cento in più. Qual è il segreto?
Abbiamo un modello di business molto chiaro, siamo una low cost lineare. La parola d’ordine è: non spendiamo soldi se non è necessario. E per poter garantire prezzi accessibili a tutti abbiamo bisogno di grandi volumi di traffico.

Detto così sembra anche facile.
Non lo è. Bisogna lavorare con estrema efficienza, ma allo stesso tempo non si deve mai dimenticare di avere molta umanità, di offrire ai nostri clienti servizi di qualità, e di farlo con un personale davvero soddisfatto del proprio lavoro, perché altrimenti tutto questo risulta impossibile. Riuscirci, per una compagnia aerea tradizionale, è complesso.

Lei e la Easyjet non avete comportamenti né aggressivi né arroganti, non siete mai finiti sotto accusa per presunti accordi illegali con gli aeroporti né tantomeno per dumping sociale, la vostra pubblicità non lancia messaggi di sfida o di scherno ai concorrenti...
Vogliamo fare le cose come si deve, punto. Accettiamo le regole dei paesi nei quali lavoriamo e ogni nostro collaboratore ha un contratto del tipo previsto dal paese in cui opera.

E con i gestori degli aeroporti che rapporti avete?
Noi non abbiamo bisogno di grandi e belle infrastrutture, anche se utilizziamo gli scali principali e non quelli più piccoli e periferici. In ogni caso abbiamo richieste molto semplici, dobbiamo e vogliamo solo fare il nostro mestiere. La nostra principale preoccupazione è relativa alle tariffe, perché se le autorità aeroportuali impongono costi molti alti noi non possiamo fare altro che traslare questi costi sui prezzi del biglietto e il consumatore ne fa le spese.

Si è parlato di 350-400 mila viaggiatori sulla nuova tratta tra Milano e Roma. Ma l’alta velocità ha già spostato molte persone sulla ferrovia e oggi ha perso la posizione di linea più importante d’Italia perché è stata sorpassata dalla Roma-Catania…
Noi coesistiamo con gli operatori locali, lo spazio c’è e una situazione di monopolio mantiene i prezzi troppo alti. Ci impegniamo per lo sviluppo delle nostre attività, questo è il focus, e abbiamo assolutamente fiducia che il nostro nuovo collegamento sarà un successo. Ci vediamo lunedì 25 marzo a Milano Linate.

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