Le 10 aziende che hanno fatto notizia nel 2012

Successi e fallimenti. Polemiche e battaglie. Ecco le imprese che hanno fatto parlare di sé

L'headquarter di Yahoo, azienda di cui si è molto parlato per la nomina di un amministratore delegato donna (credit:GettyImages)

Giovanni Iozzia

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Successi ma anche fallimenti. Polemiche e scelte a effetto. Ecco 10 aziende che hanno fatto parlare di sé nel 2012 per i loro risultati o, al contrario, per esiti disastrosi. Le cronache economiche sono state certamente molto più affollate. Quelle finanziarie non sono state prese in considerazione. Questa non è una classifica ma una scelta di fatti e imprese che meritano di essere ricordate anche perché rappresentano qualcosa (il made in Italy, la tecnologia, etc.). Se pensate che ci siano gravi dimenticanze, segnalatele. Potrebbe venir fuori un’altra lista.

1. Samsung. Per il colosso coreano il 2012 è stato l’anno della conquista della vetta . Nel primo trimestre con quasi 100 milioni di pezzi venduti ha superato Nokia, che si è fermato a 82 dopo 14 anni di leadership, ed è diventato il primo produttore mondiale di telefoni  cellulari. Non solo. Ha anche dato la polvere all’acerrimo rivale Apple, con cui continua la battaglia legale di brevetti, chip e schermi flessibili. Samsung ha una quota di mercato enorme, oltre il 25%, contro il 22% di Nokia e il 9,5 della casa di Cupertino. Con questa a fine 2011 aveva già vinto la battaglia sul fronte degli smartphone  e la linea di tenuta è stata ulteriormente consolidata grazie al successo internazionale della linea Galaxy.

2. Cucinelli. Brunello Cucinelli si è confermato l’alfiere indiscusso dell’umanesimo imprenditoriale. E non solo a parole. Anche la Borsa lo segue. Il collocamento di fine aprile è stato con il “botto”, come hanno scritto le agenzie di stampa: +49%. A dare ancora più rilievo alla quotazione il fatto che è stata la prima e l’unica dell’anno, visto l’imbarazzante fallimento di quella prevista per Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. In sei mesi il titolo Cucinelli è cresciuto di circa il 25%. Gli affari vanno bene e, per non smentirsi, il patron illuminato ha dato un “premio” di 5mila euro a tutti i suoi 700 dipendenti .

3. Facebook. Il social network si conferma un vero e proprio Stato digitale, che chiama al voto i suoi cittadini, 1 miliardo in tutto il mondo (Cina esclusa). Lo ha fatto sulle regole per la privacy e gli "astensionisti" sono stati la maggioranza dimostrando che c'è scarso interesse al trattamento dei dati personali.

4. Technogym. Partecipare a cinque Olimpiadi è un bel risultato per un atleta. Ancora di più per un’azienda. Technogym ha ottenuto il suo record con i Giochi di Londra di questa estate, dove ha portato non solo le sue macchine per palestra ma anche la sua filosofia del wellness. Nerio Alessandri comunque non siede sugli allori. E in autunno ha rilanciato con l’inaugurazione di un nuovo stabilimento di 150mila metri quadrati a Cesena, sigillato dalla presenza del presidente Napolitano dell’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Il wellness fa bene alla salute e anche ai conti. E Alessandri si prepara a festeggiare nel 2013 il 30simo compleanno della sua impresa.

5. Ducati Un altro pezzo di made in Italy di cui l’Italia perde il controllo. La casa moticlista di Valentino Rossi (e Tom Cruise nello show business) nella primavera di quest’anno è entrata nella scuderia Audi per 860 milioni di euro. Anzi, ad acquistarla è stata Lamborghini, altro marchio italiano, già acquisito dalla casa tedesca insieme con la Italdesign di Giugiaro. A vedere è stato il fondo Investindustrial di Andrea Bonomi. Che è tornato su strada in dicembre comprando la superbritish Aston Martin.

6. Ntv. La data è storica: il 28 aprile 2012 per la prima volta al mondo un operatore privato, Nuovo trasporto viaggiatori,  debutta su una linea ad alta velocità. Ad accrescere l’attenzione è il fatto che a partire è il “treno di Montezemolo”, presidente Ferrari con ambizioni politiche, che per l’impresa ha fatto società con Diego Della Vale, Intesa San Paolo, Generali e SNCF, gli acerrimi rivali delle Ferrovie di Mauro Moretti. Italo, come si chiama il treno, fa subito la tratta Napoli-Milano a cui ha da poco aggiunto anche la Milano-Torino. Con buoni risultati, dovuti a un’aggressiva politica dei prezzi e a diversi servizi innovativi (la carrozza cinema, ad esempio, o quella relax).

7. Fiat. Chiude o non chiude? Lascia o non lascia? Non sono mancati i motivi per parlare della Fiat e del suo condottiero Sergio Marchionne. Dalla presenza degli stabilimenti in Italia alle vertenze sindacali, dagli allarmi del governo alle guerriglie legali in fabbrica (Menfi, Pomigliano). Tra alti bassi, non è chiaro ancora come finirà: perché se da un lato SuperSergio dice che il piano Fabbrica Italia è finito e che «se avesse investito di più in Italia la Fiat sarebbe fallita», dall’altro rassicura «Resteremo in Italia». Vedremo. Resta il fatto che il mercato è a dir poco orribile: in luglio è stato come tornare agli anni 60, con un tonfo del 20% del marchio torinese che, per una strana inversione della storia e del business, potrebbe adesso essere salvato da Chrysler. Che negli Usa va forte ed è persino arrivata sulle strade cinesi.

8. Kodak. Il 2012 si è aperto con la richiesta del chapter 11, l’amministrazione controllata , per la multinazionale americana, un pezzo di storia economica e del costume (nacque nel 1888) cancellato da una valanga di debiti (quasi 7miliardi di dollari) e dal trionfo del digitale. Fine della produzione di macchine fotografiche e di pellicole. E’ il segno dei tempi che cambiano. Le foto si fanno con il cellulare, persino col tablet, e si conservano sul computer. Qualcuno sta provando a tenere in vita il marchio, con una macchina fotografica con stampante incorporata.

9. Benetton.  Hanno pressappoco la stessa età, l’azienda di Ponzano Veneto e Alessandro, che a fine aprile 2012 ha ricevuto dal padre Luciano, 77 anni, l’esuberante fondatore, il bastone del comando. Una successione preparata per tutta una vita: Alessandro nasce nel marzo 1964, un anno prima della partenza del gruppo di moda. Un anno di svolta, quindi, segnato anche dalla cancellazione dal listino di Piazza Affari e dall’uscita di un manager storico cone Gianni Mion, che ha guidato a lungo Edizione, la cassaforte di famiglia.

10. Yahoo. Come fare comunicazione globale con un’assunzione. Potrebbe titolarsi così la decisione della compagnia americana di nominare amministratore delegato, in luglio, Marissa Mayer, 37 anni, la più giovane donna alla guida di una multinazionale del web e per giunta incinta. Una scelta doppiamente politically correct che ha riempito i giornali di tutto il mondo. Adesso bisogna vedere se la manager riuscirà a risollevare le sorti di Yahoo: è la quinta che ci prova negli ultimi cinque anni.

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