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Deutsche Bank, perché è indagata a Trani

Gli ex-vertici del gruppo tedesco sotto inchiesta con il sospetto di aver manipolato il mercato vendendo a man bassa Bot per 7 miliardi nel 2011

Deutsche-Bank

Andrea Telara

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La pietra dello scandalo sono 7 miliardi di euro di Buoni del Tesoro. Sono quelli che Deutsche Bank, tra il gennaio e il giugno del 2011, ha venduto a man bassa sul mercato mentre l'Italia era in procinto di finire al centro di un attacco speculativo e la zona euro rischiava di sciogliersi come neve al sole.

Erano mesi drammatici quelli, con Silvio Berlusconi alla presidenza del consiglio mentre i nostri principali partner di Eurolandia, la Francia di Nicolas Sarkozy e la Germania di Angela Merkel, stavano iniziando a dare lezioni di austerity al governo di Roma, chiedendogli di tenere a bada il deficit e il debito.


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Intanto, mentre la guerra dei debiti sovrani era in corso, c'era chi stava facendo operazioni importanti sul mercato. È il caso della tedesca Deutsche Bank che, nel primo semestre del 2011, ha alleggerito senza remore le proprie posizioni sui Buoni del Tesoro del nostro paese, con una decisione che non passò certo inosservata agli occhi della comunità finanziaria e della stampa.

Ora, però, la procura di una piccola cittadina italiana, quella di Trani, vuole vederci più chiaro su queste operazioni e ha iscritto nel registro degli indagati una lunga sfilza di ex-manager del gruppo tedesco. Si tratta dell'ex presidente Josef Ackermann, degli ex co-amministratori delegati Anshuman Jain e Jurgen Fitschen (che attualmente è ancora in carica ma uscente), dell'ex capo dell'ufficio rischi Hugo Banziger e, infine, dell'ex direttore finanziario Stefan Krause.


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L'ipotesi di reato è abbastanza pesante: manipolazione del mercato, che significa aver tentato di distorcere il valore dei nostri titoli governativi, ovviamente con l'obbiettivo di trarne un vantaggio per la banca.

Tutto è partito da una denuncia dell'Adusbef, la battagliera associazione dei risparmiatori guidata da Elio Lannutti che ha presentato da tempo un esposto alla procura di Trani, denunciando uno schema che, a suo dire, avrebbe consentito a Deutsche Bank di mettere in cantiere un'operazione speculativa contro il nostro paese. In pratica, mentre il gruppo tedesco dichiarava di ritenere sostenibile il debito pubblico italiano, si preparava a vendere una pioggia di Buoni del Tesoro e si assicurava contro il fallimento di Roma con i contratti derivati credit default swap (cds).

Questo almeno è quanto sostiene l'Adusbef, il cui presidente Elio Lannutti è stato anche senatore dell'Idv nell'ultima legislatura. “Sono stato un fiero oppositore di Berlusconi ma non ho problemi a dire che il suo governo fu l'ultimo veramente eletto democraticamente, prima che un golpe finanziario sottraesse sovranità al nostro paese” dice Lannutti.

Secondo lui, un procuratore come quello di Trani, Michele Ruggiero, andrebbe letteralmente clonato, vista l'opera meritoria che sta attuando. Dal canto suo, Deutsche Bank ha fatto sapere  di "collaborare con le autorità in questa inchiesta e che, nel 2011, la banca aveva risposto a una richiesta fatta da Consob, a cui aveva fornito tutte le informazioni e i documenti". Il tempo dirà chi ha ragione.

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