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Brunello Cucinelli: "Gli italiani un modello culturale"

L'imprenditore rilancia il capitalismo etico. E ricorda come la nostra storia, formazione e creatività siano un esempio

Ha sfidato la sorte, Brunello Cucinelli, presentandosi di venerdì 13 all’incontro che sembrava essere nato sotto una cattiva stella: la prima volta infatti l’aereo che lo portava verso Parma aveva avuto dei problemi, con conseguente discesa avventurosa. Incontro rimandato.

Ma per Brunello Cucinelli pensare positivo è uno status dell’anima, innato: il mantra della sua vita è credere nella forza dell’uomo. Puntuale, anzi in anticipo si è presentato al Labirinto della Masone, la straordinaria realtà alle porte di Parma pensata e realizzata da Franco Maria Ricci: una collezione permanente, un museo per ospitare mostre temporanee, la “dependance” di un ristorante stellato, un book shop, uno spazio per acquisti golosi e soprattutto il labirinto di canne di bambù, il più grande al mondo.

Cucinelli ha chiuso il ciclo di incontri sul tema delle utopie organizzati al Masone.

E se ancora qualcuno non avesse capito che unicum sia Brunello Cucinelli, il suo intervento a Fontanellato lo ha rivelato in tutta la sua chiarezza: uno straordinario misto di imprenditore, filosofo, umanista, contadino, “rivoluzionario moderato”, mancato religioso, trascinatore, persona perbene.

“Il nostro mal dell’anima è più forte di quello dei nostri genitori o dei nostri nonni, perché l’anima ha bisogno di mangiare tutti i giorni e noi dobbiamo curarla, nutrirla. Ogni mattina ci dovremmo svegliare pensando di essere il cinque per cento meglio del giorno prima. Dobbiamo trovare un lume della ragione diverso. Noi italiani siamo i primi ad investire nei grandi ideali dell’uomo. Dobbiamo ricordarcelo”.

Cucinelli lo ha fatto, rilanciato il capitalismo etico che fu di Adriano Olivetti e di altri imprenditori negli anni del dopoguerra, reinventandolo però in chiave contemporanea.
Si è ricordato dei grandi ideali dell’uomo, destinando parte dei profitti della sua azienda alla cura del territorio, al recupero di monumenti, alla cultura in generale.
Si è ricordato sostenendo iniziative filantropiche, e andando in giro per il mondo ad esporre le proprie convinzioni che ruotano tutte sul rispetto della dignità del singolo.

“Fino a 15 anni ho fatto il contadino. In casa non avevamo luce, acqua ed eravamo in 13. Vicino a noi viveva una famiglia di 14 persone e tutto intorno c'erano solo campi. Però sono stati 15 anni belli, perché non ho mai visto i miei genitori litigare. Ammetto: non ho studiato, ho vissuto dieci anni in quella scuola di vita che è il bar, dove non c’è ricco né povero, dove facevamo notte a parlare di tutto. Però ho cominciato a leggere, leggere, leggere...”.

Il suo impegno per difendere la dignità dell’uomo viene dal ricordo di suo padre con gli occhi lucidi perché umiliato dal lavoro di fabbrica. “Lavoriamo troppo. Dopo le cinque e mezzo devi essere libero dal lavoro, staccare il telefonino, puoi rimandare a domani. Noi italiani siano i migliori al mondo per formazione, storia, cultura. Sappiamo reagire con velocità. Siamo creativi, il nostro stile di vita è un modello".

La sua azienda conta oggi 1.450 dipendenti, che entrano alle otto di mattina, fanno un’ora e mezza di pausa e alle cinque e mezza finiscono.

Cucinelli sta riqualificando anche il territorio circostante la sua Solomeo, il centro del suo agire aziendale vicino a Perugia: ha buttato giù una serie di capannoni (erano depositi) per ridare dignità anche al paesaggio.

“La bellezza è importante. Le nostre periferie non sono state create nel rispetto dell’uomo. Dovremmo fare in modo che le periferie siano gioiose, che abbiano spazi di incontro. Noi siamo tutti responsabili, non abbiamo in cura il mondo, non ne siamo proprietari, siamo i custodi. Pensate che meraviglia se ognuno di noi tornasse ad essere responsabile della bellezza del mondo come ci ricorda Adriano”. Già, che bello sarebbe.

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