Autorità dell'energia: trasloco con boomerang

Il governo ne impone il trasferimento da Milano a Roma. Così, invece di far risparmiare soldi allo Stato, rischia di sprecare 15 milioni

L'Autorità per l'energia e il gas – Credits: Ansa

Sandra Riccio

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Fatto il decreto spunta il baco. Nella foga di tagli e riduzione degli sprechi a Matteo Renzi dev’essere scappato un conto sbagliato. Il decreto legge sulla Pubblica amministrazione che accorpa gran parte delle autorità indipendenti in un’unica sede, a Roma, non ha tenuto conto del caso, tutto a sé, dell’Autorità per l’energia.

Storicamente questo istituto, che regola i settori di luce, acqua e gas, ha il suo quartier generale a Milano ma ora, in nome della spending review, dovrà migrare nella capitale. Certo si dirà che in tempi di grandi sacrifici, tutti sono chiamati a contribuire: ma il rischio è che questa misura si trasformi in un costoso boomerang. Alla fine il conto, invece di calare, potrebbe salire di oltre 10 milioni di euro. Vuol dire una cifra ben lontana dal risparmio del 10 per cento previsto dal decreto. Questo perché gli oltre 150 dipendenti dell’Autorità (su un totale di 180) che dovrebbero, di fatto, trasferirsi di 600 chilometri (oltre 10 volte i 50 chilometri previsti dal decreto) finirebbero con il far sborsare più soldi alle casse dello Stato, e proprio in virtù del trasloco. Applicando le regole della Banca d’Italia rispetto al trasferimento della sede di lavoro, il costo per 150 dipendenti, che hanno tutti contratti su Milano, arriverebbe, infatti, intorno ai 10 milioni.

Fin dalla sua istituzione, 17 anni fa, l’Autorità per l’energia non ha mai percepito contributi pubblici: le spese per il funzionamento, infatti, sono per legge a carico dei soggetti regolati che contribuiscono nella misura dello 0,3 per mille dei ricavi e, da quest’anno dello 0,28 per mille. L’anno scorso le spese complessive sono state di 62 milioni di euro con l’affitto che ha pesato per meno del 5 per cento. In più, dal 2010 al 2013, dalle casse di questo istituto sono usciti contributi al finanziamento di altre Autorità in difficoltà economiche per oltre 3 milioni di fondi propri.

Un ramo sbagliato finito sotto la scure dei tagli? I numeri sembrano dire proprio questo. Il fatto è poi che le conseguenze le pagano i consumatori anche in termini di efficienza. Lo spostamento su Roma dell’Autorità comporta anche lo spostamento al Tar di Roma della competenza sui provvedimenti che riguardano l’energia. Vuol dire che l’esperienza altamente tecnica maturata negli anni dal Tar Lombardia sulle materie energetiche, verrebbe cancellata o quasi. Questo mentre il Tar di Roma è il più oberato d’Italia.

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