Cosa sta succedendo (di nuovo) a Mps

Tornata in Borsa a fine ottobre, la banca senese ha già perso il 40 per cento del suo valore

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L'ingresso alla Banca Monte dei Paschi di Siena – Credits: ANSA/MATTIA SEDDA

Massimo Morici

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Banca Mps non sembra risollevarsi dalla crisi. Il titolo non piace agli investitori, che infatti si guardano bene dal comprarlo: le vendite da inizio anno hanno superato di gran lunga gli acquisti. La banca senese, salvata dallo Stato, è crollata di nuovo a Piazza Affari il 9 aprile: -3,4% sotto i 2,9 euro. Da inizio anno ha perso il 30 per cento del suo valore, percentuale che scende addirittura sotto il 40 per cento partendo dal ritorno in Borsa, lo scorso 23 ottobre.

Cosa si cela dietro questa discesa?

Il mercato non si fida

Il mercato continua a non fidarsi della banca senese, che, come emerso dall'ultimo bilancio, ha chiuso il 2017 con un rosso di 3,5 miliardi di euro, in crescita dalla perdita di 3,2 miliardi dell'anno precedente, e con tutti gli altri principali indicatori in calo: ricavi (-6 per cento), margine di interesse (-11,5 per cento), commissioni nette (-14,3 per cento) e 200 mila clienti in meno.

Sono numeri che l'hanno resa un facile bersaglio per gli speculatori, che negli ultimi mesi hanno provato (spesso non riuscendoci) a prendere di mira Piazza Affari. Sono circolate voci, inoltre, di un nuovo aumento di capitale, ipotesi smentita in una nota dalla banca il 22 marzo. Comunque, leggendo i report degli analisti delle banche d'affari, nessuna oggi consiglia di comprare il titolo.

Il nodo di crediti deteriorati

A preoccupare, oltre alla redditività dell'istituto, è il nodo delle sofferenze anche se gli ultimi dati sono in miglioramento. Al 31 dicembre 2017 l’esposizione netta in termini di crediti deteriorati (la cui riscossione è dubbia) si è attestata a 14,8 miliardi di euro, in flessione di 5,5 miliardi da inizio anno. Inoltre, Quaestio SGR, la società con cui Mps ha chiuso la più grande cessione di sofferenze in Europa (25 miliardi di euro), ha già rilevato 85 mila linee di credito, esposizioni comprese tra 100 mila e 60 milioni di euro, come dichiarato a L’Economia da Alessandro Penati, fondatore della società che è già intervenuta nel salvataggio delle popolari venete.

La perdita per lo Stato

Un po' come per RBS nel Regno Unito e Commerzbank in Germania, la garanzia "ultima" della banca è lo Stato: dallo scorso anno Mps è di fatto a controllo pubblico, il Mef detiene il 68 per cento del capitale. Ma non è stato finora un buon affare per la collettività: il crollo a Piazza Affari si sta traducendo per le casse pubbliche, che hanno iniettato 5,4 miliardi nella banca senese, in una perdita teorica di tre miliardi di euro.

Le richieste di risarcimento

Un'altra patata bollente è quella delle richieste di risarcimento che hanno superato i 2 miliardi di euro. Secondo quanto riporta il Corriere della sera, nei prossimi giorni è atteso il decreto ministeriale per attivare il fondo di ristoro per i risparmiatori delle banche in crisi, creato con la Legge di bilancio 2018. La dotazione però (100 milioni di euro) non è sufficiente a coprire tutte le richieste. Il conto passa, quindi, al prossimo governo, che dovrà decidere il da farsi.

La Cenerentola delle banche

Il punto, insomma, è che così conciata, tra perdite e portafoglio crediti a rischio, nessuno la vuole. Anche l'ipotesi, più volte caldeggiata, di un matrimonio con UBI Banca, banca che si è già accollata tre dei quattro istituti regionali falliti nel 2015, è stata di recente smentita dai diretti interessati. Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza dell'istituto bresciano-bergamasco è stato lapidario: "Finché ci sono io Mps non si compra".

Le prossime date

Nei giorni scorsi, stando a indiscrezioni apparse sulla stampa finanziaria, l'a.d. Marco Morelli assieme al top management ha tenuto una serie di incontri a Londra con banche e fondi, presentando fiducioso i primi effetti del piano di ristrutturazione. Staremo a vedere cosa emergerà dai conti del primo trimestre del 2018, che saranno esaminati dal cda del 10 maggio.

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