Entrando nel Corriere i Rotelli hanno perso 300 milioni

Dopo la scomparsa del fondatore, la famiglia fa i conti con l’investimento nella Rcs e il risanamento dell’ospedale San Raffaele

Sergio Luciano

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Un’incompiuta, un errore sentimentale, ma anche una ricca eredità imprenditoriale che per ora appare ben riposta: è il bilancio di quel che Giuseppe Rotelli ha lasciato alla moglie Gilda, ai tre figli e ai manager che, dopo la sua scomparsa, stanno prendendo le redini del più grande gruppo italiano nella sanità privata, il San Donato. L’errore sentimentale è stato investire nella Rcs 300 milioni di euro che oggi, per la holding di famiglia Pandette, corrispondono, dopo l’aumento di capitale non esercitato, ad appena il 3,4 per cento della casa editrice del Corriere per un valore di borsa pari a 3 o 4 milioni. Credeva nell’editoria «pura» e nel «salotto buono», Rotelli, ma alla fine non ha mai potuto contare nulla.

L’incompiuta è invece il risanamento del San Raffaele, l’ospedale mito fondato e distrutto da don Luigi Verzè: rilevato per 405 milioni nel maggio dell’anno scorso da Rotelli (soffiandolo alla cordata Ior-Malacalza), ha fatto progressi rilevanti che avrebbero potuto già vedersi nel bilancio 2012, tra pochi giorni all’esame dei soci, non fosse stato per l’ulteriore tegola da 30 milioni di tagli apportati dalla Regione Lombardia, che gettano una luce di incertezza sui numeri dell’ultimo anno.

Ma poi il gruppo reggerà all’uscita di scena del fondatore? «Nel suo campo era un ottimo giurista» dice di Rotelli un luminare del diritto societario come Franzo Grande Stevens, che lo stimava molto. E questo spiega la solida «governance» che è scattata all’indomani della sua scomparsa: a guidare il gruppo Policlinico San Donato, un colosso da 1,4 miliardi di fatturato consolidato, 18 ospedali, 15 mila dipendenti e 3 milioni di pazienti all’anno, ci sono Gabriele Pelissero, coordinatore sanitario e nuovo presidente, Nicola Bedin, confermato amministratore delegato del gruppo e del San Raffaele, e il primogenito Paolo Rotelli, 24 anni. Tocca a loro, e ai manager a capo dei singoli ospedali, raccogliere il testimone. 

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