Corriere della Sera, arriva Urbano Cairo

Una vita da mediano che però alla fine segna sempre il suo goal

Urbano Cairo (Credits: SERGIO OLIVERIO / Imagoeconomica)

Sergio Luciano

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Ha bagnato il naso a tutti, Urbano, comprando La7. Tutti i soloni che lo guardavano scettici, che si chiedevano: “Ma dove vuole andare quello lì?”, e poi l'hanno visto aggiudicarsi la tv del gruppo Telecom. E adesso, pure la Rcs, proprio quella che sta per “Rizzoli Corriere della sera“: poca roba, ha comprato il 2,8%, una dozzina di milioni di euro, più che altro un simbolo. Ma alla faccia del simbolo, anche perchè Cairo è uno che ci riesce, quando si mette con i giornali. O almeno, finora è andata così. E nei periodici, per giunta, cioè la “bestia nera” degli editori di tutto il mondo.
“Geniale? Mah, non so”, dice di lui un amico che lo stima ma non vuole comparire: “Geniale era Leonardo da Vinci, ma non nel marketing. Ne ha inventate di ogni, di macchine, e non ne ha mai venduta nessuna. Ecco, Urbano non inventa niente ma fa bene quello che fa, e venderebbe anche il ghiaccio agli eschimesi”.

La verità è che Cairo inizia a far paura, perchè è l'unico “editore puro” che stia crescendo sul mercato italiano. “Sì, io sono da sempre un editore puro, ho scelto di fare questo mestiere e non altri, e questo passo è la conferma di tutto ciò”, aveva dichiarato “a caldo”, dopo l'annuncio dell'acquisizione de La7. “Tutti mi chiedono quale sia il mio obiettivo con questa rete tv. Ma è chiaro: risanare un'azienda che ha dei probblemi ma anche delle grandi opportunità, un'azienda che conosco bene; ne conosco gli asset televisivi e la pubblicità, conosco meno la struttura dei costi, ma sono ottimista, ci metteremo all'opera per risolvere i problemi e valorizzare le qualità”.

Dette queste poche cose a caldo, Cairo s'è messo sott'acqua, a quota periscopica, senza più parlare ed ha aspettato il primo maggio scorso, quando poteva iniziare a fare. Iniziando col tagliare i costi inutili, via 24 milioni per i palinsesti 2013-2014. Addii eccellenti e nuovi arrivi, stile popolare, da audience non sofisticato ma neanche becero. Dentro Salvo Sottile, fuori – pare – Cristina Parodi, celebrato Crozza, niente serata speciale per Saviano e Fazio, fermati per ora Gianfranco Vissani, Michela Rocco di Torrepadula e altolà a qualche format non convincente. E poi la chicca: scure sui rimborsi-taxi, nel 2012 – sempre stando ai “si dice” - via 500 mila euro, “falliranno i taxi romani”, avrebbe commentato l'editore.

D'accordo, tutto torna: era la pubblicità raccolta da Cairo l'unico cespite de La7, ed era appunto già nelle sue mani, la conosce, sa come trovarla, magari anche di più ora che è “tutta roba sua”. Ok ai tagli delle spese superflue, un po' di “quattro cantoni” delle facce note non guastano, alla fine le reti nazionali in Italia sono sette, quelli bravi prima o poi le girano tutte.

Ma Rcs? “Si tratta di una piccola partecipazione, l'operazione di un editore puro che crede nell'editoria", ha dichiarato lui, confermando il suo “profilo basso”. Intervistato da Repubblica, ha spiegato: "Ho investito a titolo personale parte della mia liquidità, non come gruppo editoriale, sono molto legato a Rcs, 18 anni fa cominciai questo mestiere prendendo in concessione la raccolta pubblicitaria di Io Donna e Tv7". Tutto vero, fu a un coup de theatre che Cairo debbe alla lungimiranza dell'allora amministratore delegato della Rcs Claudio Calabi, che diffidando della capacità della sua concessionaria interna di dedicarsi anima e ciorpo alla vendita dei due periodici, scelse di puntare su un “outsider”.

Già, outsider: perchè Cairo era stato appena licenziato da Berlusconi, di cui pure era stato assistente e “pivot” pubblicitario, perchè era diventato ingombrante e faceva ombra a molti nel gruppo. Quindi in quel momento era un manager disoccupato. Con voglia di fare, qualche soldo – anni di ottimi stipendi e una megaliquidazione – ma soprattutto una determinazione senza eguali: “In Rcs entro in punta di piedi non voglio dare giudizi affrettati sul piano industriale, è presto per parlare di patto di sindacato e strategie future", ha frenato. Ha smentito di essere entrato per negoziare “da dentro” l'acquisizione della Gazzetta dello Sport, di voler mettere pace o fungere da “ago della bilancia” nello scontro in atto tra la Fiat di John Elkann e Diego Della Valle... insomma, più morbido di così non si può. Ma attenzione a queste sue passioni personali: lo era anche il Torino Calcio, in tanti non ci credevano, volle comprarlo soprattutto in omaggio al “cuore granata” di suo padre e oggi la squadra è al centro dell'attenzione e del calcio mercato. Diavolo d'un Cairo. Una vita da mediano, e poi è sempre lui a fare gol.
 

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