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Come l’UE ha cambiato le regole per salvare Volkswagen

Su richiesta della Germania il Parlamento Ue ha bloccato la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta sul caso Dieselgate

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Matthias Müller, amministratore delegato di Volkswagen – Credits: Getty Image

Per Lookout news

Quanto valgono l’ambiente e la salute dei cittadini dell’Unione Europea? Non molto, o comunque meno dei profitti delle grandi imprese, secondo la Commissione Europea. Le regole e leggi sono uguali per tutti nell’Unione Europea? No, almeno secondo la maggioranza dei parlamentari di Strasburgo. Sono queste le prime conclusioni che si possono trarre dai provvedimenti decisi da Bruxelles e Strasburgo, cioè dai vertici politici dell’Unione Europea, dopo il Dieselgate che ha travolto la Volkswagen (VW).

 I fatti sono noti. L’Agenzia di protezione ambientale statunitense (EPA) scopre che la Volkswagen ha installato sulle auto alimentate con motore diesel vendute sul mercato a stelle e strisce un software, noto come defeat device, che ordina al motore di operare a regimi al di sotto di quelli di potenza e performance abituali quando l’auto viene sottoposta a test di controllo sulle emissioni.

Volkswagen ha ammesso la manomissione dei test e, quindi, che le oltre 482.000 vetture equipaggiate con motore diesel 2.0 litri sono superiori, in alcuni casi (emissioni di NOx, ossidi di azoto) di oltre 40 volte, ai limiti massimi consentiti negli USA. Sempre l’EPA negli scorsi giorni ha affermato che, contrariamente a quanto sostenuto ripetutamente dalla fabbrica tedesca, indagini recenti sembrano indicare che anche sulle auto equipaggiate con motori diesel 3.0 V6 vendute negli USA (Porsche Cayenne e Panamera, VW Touran e Mecan, Audi A6, A7, A8, A8L e Q5) è stata registrata la presenza di device in grado di alterare i dati sulle emissioni. Se quest’ultima accusa fosse confermata, il numero di vetture complessivamente vendute dalla VW nel mondo fuori norma sarebbero ben oltre gli 11 milioni finora stimati.

La scorsa settimana il comitato tecnico della Commissione Europea ha approvato la norma che pospone di tre anni l’entrata in vigore effettiva della normativa Euro 6 (limite a 80 mg per le emissioni di NOx) e stabilisce una tolleranza per sforamenti delle emissioni inquinanti del 110% fino al 2020 (fattore di congruità 2,1) e del 50% (fattore di congruità 1,5) dopo il 2020. Sempre la scorsa settimana il Parlamento Europeo ha bocciato, su richiesta della Germania, la proposta di verdi, liberali, comunisti ed euroscettici di istituire una commissione d’inchiesta sul Dieselgate, preferendo invece optare per un meno vincolante impegno a una indagine approfondita sull’operato della VW.

La Commissione Europea, che in nome del rispetto delle norme ha tenuto sotto scacco per mesi l’Unione e ha costretto la debole Grecia alla “resa cartaginese”, non ha saputo far meglio che cambiare le regole per non affossare il gigante tedesco. Allo stesso modo Strasburgo, così feroce e intransigente con Atene, ha negato ai cittadini dell’Unione un’inchiesta sul comportamento illegale della VW.

 I fatti di questi giorni allungano un’ombra sinistra sul potere delle lobby economiche nell’UE e fanno tornare alla mente gli ammonimenti dell’ex ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis, secondo il quale nella notte in cui con le minacce e i ricatti il primo ministro di Atene Alexis Tsipras fu costretto ad accettare il programma di austerità, l’Unione “si è sbarazzata della democrazia”.

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