Coime triplicare i ricavi aiutando le imprese

La Simest affianca le aziende nei progetti di sviluppo all'estero. Ed è riuscita a crescere nonostante la lunga crisi

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Sergio Luciano

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Cè una società finanziaria che in  dieci anni ha più che triplicato il  giro d’affari, sempre investendo  sulla crescita dell’economia e  anzi favorendola proprio quando  la congiuntura era più critica.  Infatti nel 2007, prima della crisi,  aveva un portafoglio di partecipazioni  da 362 milioni di euro, dei quali 235  propri e 117 attraverso il fondo pubblico  di venture capital: adesso vale 665  milioni di cui 497 propri e 168 attraverso  il fondo. Questa finanziaria è la Simest,  controllata da Cassa depositi e prestiti e  partecipata dalle più grandi banche del  Paese, ed è anche la prima istituzione italiana ad essere stata riconosciuta dalla   Commissione europea come intermediario   per i fondi agevolati destinati alla   cooperazione finanziaria con i Paesi   fuori dell’Ue. «Sì, è una soddisfazione,   questa scelta di Bruxelles. Che sottolinea   la grande espansione che abbiamo   avuto» ammette Massimo D’Aiuto, amministratore delegato e ancor prima   direttore generale di Simest da oltre 13   anni, il principale artefice di quest’espansione,   scandita inoltre da una serie   positiva ininterrotta di bilanci in attivo.   Insomma, la presenza pubblica nell’economia  come dovrebbe essere.

Ingegnere: come avete fatto?  

Siamo cresciuti grazie all’utilizzo della   leva finanziaria realizzata in virtù del merito di credito di Simest, favorito anche dal livello di fondi e riserve accantonati  negli anni che sono quasi uguali al capitale sociale, e ciò nonostante si   siano distribuiti dividendi per un valore prossimo alla metà del capitale sociale. E poi è molto importante l’efficienza.  Avendo assorbito nel 1999 una consistente   squadra di personale del Mediocredito per gestire le agevolazioni  pubbliche, persone molto capaci ma  non tutte giovani, abbiamo utilizzato il  turnover per reindirizzare le competenze  senza accrescere l’organico, che  è addirittura inferiore al 1999. 

E avete fatto una serie di acquisizioni… 

Visto che per legge dal 2011 possiamo  acquisirne anche in Italia e nell’Unione  europea, ce ne sono di molto interessanti. 

State facendo concorrenza a colossi  come Mediobanca, o Banca Imi,  o alle grandi banche d’affari internazionali… 

Ma con una mission ben diversa: affiancare  piccole e medie imprese e anche  grandi gruppi che crescono, in Italia e  all’estero, con quote di minoranza e su  progetti di espansione per poi avere, in  tempi medio-lunghi, la nostra way-out,  confortevole per i partner e adeguatamente  redditizia per Simest. Ciò  ci distingue nettamente dal private  equity rivolto alla massimizzazione  del profitto anche in tempi brevi.
Alla parte finanziaria noi affianchiamo gratuitamente una forte assistenza dei nostri esperti con i quali operiamo in oltre 70 Paesi.

Non bastava il vostro tran-tran di investitori istituzionali?

No, perché il mercato non chiede più soltanto finanza, ma anche e soprattutto il know-how.

Qualche nuovo colpo significativo?

Mi viene in mente la partecipazione di 4 milioni di euro nel capitale della Coricelli, un’azienda eccellente nel settore dell’olio d’oliva, sottoscrivendone l’11,76 per cento con un aumento a noi riservato. Saremo soci per cinque anni, prorogabili. La way-out sarà legata a obiettivi ancora più ambiziosi.

E poi?

La Proger, oltre 90 milioni di fatturato, tra le prime due società di ingegneria d’Italia, dove siamo entrati con 6 milioni per il 27 per cento del capitale, e che affianchiamo nelle attività internazionali ma anche nei piani di espansione sul mercato italiano. O ancora la Pmp Industries e molte altre ancora.

Chi vi ha proposto queste operazioni?

Ci muoviamo su vari canali anche approcciando direttamente le aziende. Funziona bene la rete bancaria, anche tenendo conto che accanto al socio pubblico di maggioranza vi sono tutte le banche principali: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl...

Ma come fate, poi, all’estero a essere incisivi su tanti mercati e con tanti partner diversi?

Lavorando selettivamente. Inoltre i nostri uomini riescono a operare bene anche se non sono tanti, perché ci avvaliamo di un network importante, tra uffici dell’Ice, ambasciate, istituzioni finanziarie sovranazionali, con cui collaboriamo benissimo, e tutte le principali banche estere.

Su quale quadrante state lavorando di più?

Da una parte ci impegniamo nei Paesi a noi più vicini, incluse le acquisizioni in Europa. Dall’altra in Nord America, America Latina, nel Far East (Cina e India in testa) ma anche Medio Oriente e Africa. Per esempio stiamo facendo attività intensa per stimolare e coprire sempre meglio gli investimenti nell’Africa subsahariana. Sono Paesi che hanno finanza locale carente e situazioni politich e non ancora assestate, ma in certi casi più stabili. Mozambico, Angola, Congo Brazzaville sono Paesi ricchi di opportunità anche se difficili da approcciare. Su questi e altri stiamo cercando di proporre dei pacchetti completi sia da parte italiana, insieme a Sace, sia con istituzioni sovranazionali per fare sia finanziamenti che interventi nel capitale e affiancare le aziende partner sul piano del know-how.

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