Redazione Economia

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Se ne va un pezzo di storia della moda insieme a Elio Fiorucci, trovato morto a 80 anni questa mattina nella sua casa in viale Vittorio Veneto. Dissacrante, anti tradizionalista e geniale, Elio Fiorucci ha influenzato la moda degli anni Ottanta come pochi altri.

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Nato a Milano il 10 giugno 1935, a soli 17 anni comincia a seguire l'attività del padre, che possedeva un negozietto di pantofole nel centro di Milano. Ma questo non gli basta: dopo essersi messo in proprio nel 1962, nel 1967 apre il suo negozio più famoso, in Galleria Passarella a Milano, che presto diventa il punto di ritrovo, a livello nazionale e non solo, per tutti coloro che sognavano uno stile informale e originale, al limite dell'anticonformismo più estremo.

Accostamenti di colori shock, un tocco di pop art importata direttamente dall'America, materiali inusuali (il lattice, per esempio), per vestiti che sembrano fatti per far sentire i suoi clienti sempre giovani e spensierati, accessori ironici come le sue celebri manette di peluche rosa: il visionario Fiorucci, "inventore" dei jeans aderentissimi, non smette mai di stupire i clienti del suo coloratissimo negozio in centro a Milano, che di "irregolare" ha anche la disposizione, asimmetrica e su più livelli.

La sua fama varca presto i confini nazionali e, nel 1976, inaugura anche il Fiorucci Store a New York, disegnato da Ettore Sottsass, e l'anno seguente è lui a organizzare la serata opening del celebre Studio 54 (presente anche una giovanissima Madonna), divenuto poi un punto di riferimento per personalità artistiche del calibro di Andy Warhol, Bianca Jagger, Grace Jones.

Poi sbarca a Beverly Hills, quartiere per ricchi di Los Angeles, e il suo nome Oltreoceano si consolida ulteriormente su entrambe le coste americane. Nel 1999 il suo negozio-museo in Galleria Passarella, nel frattempo decorato con i graffiti dell'amico Keith Haring, poi messi in vendita, viene acquistato dalla società giapponese Edwin International, e nel 2003 viene ceduto alla catena low cost svedese H&M, che esiste tuttora.

È in quello stesso anno che lo stilista si butta in un nuovo progetto, "Love Therapy", simboleggiato da due nanetti, una collezione per ogni giorno, più semplice e intimista, e che lancia messaggi positivi. "Ho sempre pensato che qualunque attività commerciale o imprenditoriale, anche la più concreta, debba sempre avere al centro dei valori spirituali profondi che i consumatori sono in grado di percepire a pelle. Questa base spirituale concorre a rendere etico il business", aveva dichiarato in proposito.

Nella carriera dello stilista milanese non mancano i riconoscimenti: la Camera di Commercio di Milano gli assegna, nel 2004, il premio Piazza Mercanti per la sua carriera come stilista, talent scout, imprenditore e comunicatore; l'anno seguente il sindaco di Milano Letizia Moratti gli conferisce l'ambito premio Ambrogino d'Oro, per essere stato protagonista della moda italiana, mentre tre anni fa lo Spazio Filologico di Milano gli dedica un premio alla carriera.

Animalista convinto, è diventato vegetariano in tarda età ("Io non mangio i miei fratelli", ha detto): lo scorso anno aveva scritto una lettera al ministro Boschi perché introducesse nella Costituzione il principio del rispetto per gli animali. Geniale e di successo, quindi, ma senza mai dimenticare l'etica e i valori umani e profondi. (LaPresse)

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