Chi è Matthias Müller, da Porsche alla guida di Volkswagen

Lavora nel Gruppo da 40 anni con ottimi risultati, è apprezzato dal vecchio Ferdinand Piëch e sa trattare con i sindacati

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Matthias Müller, amministratore delegato di Volkswagen – Credits: Getty Image

Giuseppe Cordasco

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Il consiglio di controllo della Volkswagen ha nominato Matthias Müller, attuale numero uno della Porsche, nuovo amministratore delegato di Volkswagen. Müller prenderà il posto di Martin Winterkorn, costretto alle dimissioni dopo lo scandalo sulle falsificazioni dei test sulle emissioni dei motori diesel scoppiato negli Usa e che ora sta dilagando anche in Europa. Le ragioni che hanno spinto il board della casa di Wolfsburg a prendere questa decisione sono numerose, e messe insieme lasciano prevedere che in effetti il 62enne Muller possa essere l’uomo giusto per guidare il colosso tedesco dell’auto in un momento forse tra i più delicati della sua storia. Innanzitutto egli è molto gradito a Ferdinand Piëch. Il grande vecchio di casa Volkswagen costretto lo scorso aprile alle dimissioni da presidente del consiglio di sorveglianza dopo un’aspra guerra interna proprio con Winterkorn, potrebbe infatti ora prendersi una bella rivincita.

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Pur non facendo più parte degli organi direttivi del Gruppo, il componente più autorevole della famiglia che continua ad avere una rilevante quota azionaria nella società, ha conservato intatto il proprio potere d’influenza. Tra l’altro, lo stesso Piëch aveva già pensato di affidare la guida del Gruppo a Müller all’inizio di quest’anno. Ora l’uscita di scena di Winterkorn non fa che rendere ancora più agevole questo passaggio di consegne. Tra le caratteristiche che vengono maggiormente apprezzate in Müller c’è sicuramente la fedeltà. Parliamo infatti di un manager che lavora nel Gruppo ormai da quasi quarant’anni. Entrato giovanissimo in azienda ha svolto per gran parte del tempo la sua attività presso l’Audi. Qui nel 2003, per ironia della sorte, sotto la guida proprio di Martin Winterkorn, divenne direttore generale dell’azienda.

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Nel 2010 poi l’ulteriore salto di qualità, che lo porta a capo della Porsche, marchio con il quale in questi ultimi cinque anni ha messo in fila una serie impressionante di record. Tra l’altro gli viene anche riconosciuta la grande capacità di saper trattare con i sindacati. Una dote non da poco in un Gruppo come Volkswagen dove la presenza del sindacato è quanto mai pregnante e rilevante. Un curriculum professionale dunque d’eccellenza a cui si sommano però anche doti umane fuori dal comune. Ha fatto scalpore infatti qualche giorno fa una sua intervista alla Süddeutsche Zeitung nella quale ha dichiarato, a proposito del tema dei rifugiati, come sia tempo che anche gli imprenditori si assumano la responsabilità di esprimere le loro opinioni su fenomeni di tale portata, contrastando qualsiasi forma di estremismo. Una presa di posizione che rappresenta una sorta di unicum nel panorama dei topmanager tedeschi.

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Una sensibilità legata forse anche alle sue vicende personali: nato Chemnitz, in Sassonia, dunque in quella che poi diventerà la Germania dell’Est, la famiglia decise in seguito di trasferirsi e di stabilirsi in Baviera. E proprio la famiglia in un qualche modo ha segnato il destino professionale di Müller. Il padre infatti era un direttore di gara per conto della DKW, marchio automobilistico fondato proprio Chemnitz nel lontano 1916. Il piccolo Matthias dunque seguiva il padre fin dalla più tenera età sui circuiti della Sassonia. Una passione sportiva che ha potuto poi pienamente esprimere nel periodo passato alla Porsche. Ora però “mamma Volkswagen” sta per chiedergli un nuovo sforzo, e di certo Müller, con la fedeltà che da anni lo contraddistingue risponderà da par suo. Di certo però si tratterà della sua sfida più difficile, viste le attuali condizioni del marchio di Wolfsburg, coinvolto in una bufera commerciale e mediatica, senza precedenti.

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