Carinzia, offresi ospitalità ad aziende italiane

Marketing spinto e condizioni fiscali vantaggiose per la regione di confine che attira soprattutto le imprese del triveneto

Luca-Zaia

Il presidente della regione Veneto, Luca Zaia – Credits: VALERIO DE ROSE / Imagoeconomica

Sergio Luciano

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È un tono da marketing aggressivo: “Cercate il futuro? In Carinzia le aziende innovative trovano terreno fertile”. Destinatarie, centinaia di imprese del Triveneto, in particolare del trevigiano, una provincia che si trova ad un'ora e mezza di auto dalla regione austriaca di confine che è tra le più fiscalmente convenienti d'Europa. Mittente, la Entwicklungsagentur Karnten Gmbh di Klagenfurt, società pubblica di promozione degli investimenti esteri in Austria.

“Per lei la Carinzia è sinonimo del lago di Worthersee?”, continua la lettera di profferta. "Correggendo il possibile falso presupposto: Lavorare dove altri fanno vacanza, ecco il nostro motto. La Carinzia offre alle imprese innovative un terreno fertile sul quale le idee si trasformano in un successo di mercato”. E così via.

Il testo integrale, spedito questo mese a un indirizzario di oltre mille imprese venete, è disponibile in allegato. Ed è la traccia di un fenomeno, un drenaggio, un lavoro di seduzione permanente rivolto alle aziende italiane d'oltreconfine che soffrono per i numerosi “spread” del nostro Sistema-Paese. “Questo genere di lettere le conosco bene: ma sono l'effetto, non la causa del problema”, spiega Luca Zaia, governatore del Veneto, tra i primi, ormai un paio d'anni fa, a segnalare il fenomeno della lenta ma costante emorragia di imprese venete che emigrano in Carinzia. “Il vero problema è che il nostro Sistema Paese sta implodendo. Abbiamo il 68% di prelievo fiscale e contributivo globale. Dai nostri calcoli, negli ultimi anni 500 imprese venete si sono trasferite in Carinzia, portandosi dietro 13 mila posti di lavoro. E non possiamo biasimarle. Oltretutto in molti casi solo facendo così hanno salvato qualcosa qui in Italia, magazzini o snodi logistici”.

“Alle piccole e medie imprese innovative la Carinzia offe condizioni molto interessanti”, prosegue la lettera. E giù l'elenco: “Contributi per investimenti fino al 45% per progetti di ricerca e sviluppo, contributi fino al 20% per stabilimenti produttivi... Pratiche veloci, poca burocrazia, per esempio rilascio della concessione edilizia dopo 7 giorni”.

“Di fronte a questi dati di fatto”, osserva Zaia, “mi chiedo a Roma quale film stiano vedendo. Non è una commedia, è un horror. Il fatto è che la classe politica non vive i partita Iva ma di stipendi pubblici assicurati. Lettere come questa sono la dichiarazione di fallimento dello Stato italiano, ma non possiamo essere ridotti a subire il dumping legale dei Paesi confinanti dell'Unione. E pensare che semplicemente comportandosi correttamente nella pubblica amministrazione si risparmierebbero 30 miliardi all'anno di sperperi. Quando mi chiedono della secessione, ormai io rispondo: la secessione non l'ha fatta né la farà la Lega, è già in corso ed è quella delle imprese. Quando va via la produzione, sta andando via il Paese”.

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