Campari si espande: tutti i brand (principali) del gruppo

L’azienda allarga ulteriormente il proprio portfolio con l’arrivo di Grand Marnier

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Stefania Medetti

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Continua la strategia di espansione del gruppo Campari. E’ di queste ore, infatti, la notizia dell’accordo siglato con la famiglia azionista che controlla la Société des Produits Marnier Lapostolle (Spml) per l’acquisizione dell’azienda francese, il cui valore d’impresa implicito è pari a 652 milioni di euro. Con la firma, Campari non si porta solamente a casa Grand Marnier, un marchio leader in Nord America dove vende oltre sette milioni di bottiglie (dati 2014), ma anche un contratto di distribuzione in esclusiva nel mondo che, fino a oggi, era affidato a Moët Hennessy, Diageo e ad altri grossisti indipendenti. Grand Marnier si unisce al portfolio di cinque marchi ad alto margine le cui vendite sono cresciute del 10% nella seconda metà dello scorso anno.

Dopo due anni di pausa, dunque, l’azienda guidata dal ceo Robert Kunze-Concewitz ha ripreso la campagna acquisti che, a partire dagli anni Novanta, l’ha portata da azienda monomarca al sesto posto fra i competitor nel mercato globale delle bevande alcoliche. Risale al 1995, infatti, l’acquisizione del business italiano di BolsWessanen che ha ceduto i marchi Crodino, Cynar, Lemonsoda, Oransoda, Biancosarti e Crodo. Nel 1998, è stata la volta di Skyy Spirits, proprietaria di Skyy Vodka che è diventata il distributore del portfolio Campari negli Stati Uniti. Successivamente, Campari ha portato a casa la greca Ouzo 12 e Cinzano.

L'accelerazione nel nuovo millennio

Dopo la quotazione del 2001, con il nuovo millennio, il gruppo ha allargato la propria presenza in settori e mercati diversi, coprendo ampie aree geografiche e varie tipologie di prodotto. Il decennio vede l’acquisizione e finalizzazione di accordi con Skyy Spirit Llc; Zedda Piras, proprietaria di Mirto di Sardegna; Riccadonna, marchio leader in Australia e Nuova Zelanda; Barbero 1891 a cui fa capo Aperol. Nel 2006, Pernord Ricard cede Glen Grant e Old Smugglerthus, che segnano l’avvento di Campari nel settore dei whisky scozzesi, mentre l’acquisizione dell’argentina Sabia, uno fra i principali distributori di vini e alcolici in Argentina, apre le porte al Sud America.

La più grande acquisizione della storia di Campari avviene nel 2009, quando l'azienda si porta a casa Wild Turkey, il più importante marchio di bourbon del Kentucky a livello mondiale. Insieme a Wild Turkey, si aggiungono al portafoglio la distilleria in Kentucky e American Honey, un liquore a base di bourbon e miele. Queste mosse, oltre a incrementare la presenza del gruppo nel mercato degli alcolici premium negli Stati Uniti, danno modo a Campari di rafforzare la propria posizione in paesi come l'Australia e il Giappone, ma anche di crescere vertiginosamente: in questo decennio, infatti, Campari ha quasi triplicato le vendite e la profittabilità.

Numeri positivi


Il 2011 è l'anno dell’acquisizione della società di distribuzione e importazione di prodotti spirit e wine Vasco Cis con sede a Mosca. Il gruppo completa anche l’acquisizione del brand brasiliano Sagatiba, leader nel settore in forte espansione della cachaça premium in America Latina. L'anno successivo, Campari entra nel segmento del rum, grazie all’acquisizione della quota di controllo di Lascelles deMercado & Co., con marchi come Appleton Estate, Appleton Special/White, Wray & Nephew e Coruba che permettono all’azienda di consolidare il profilo internazionale, rafforzando il profittevole segmento spirit. Nel 2013, è la volta di Copack Beverage A Limited Partnership, azienda australiana leader nell’imbottigliamento di bevande che ha permesso a Campari di estendere il controllo sulle attività produttive nel mercato australiano, rafforzando la supply chain internazionale. Ultima tappa nel 2014, quando Campari porta a casa Forty Creek Distillery, azienda indipendente specializzata in whisky nel mercato canadese con un portafoglio di prodotti premium, ma anche il 100% di Fratelli Averna, con i marchi Braulio, Limoncetta e Grappa Frattina. Nel 2015, dunque, il gruppo chiude con vendite in crescita del 3% e in accelerazione nel quarto trimestre (+4,2%), con un giro d’affari da 1.656,8 milioni di euro (+6,2%) e una crescita organica dei brand a priorità globale a +8,5%.

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