Business Italia-Usa: un summit a Firenze

Al via il 18 novembre la quinta edizione dell'incontro organizzato da Ernst Young e Ib&II

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Sergio Luciano

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L’impatto del nuovo presidente degli Stati Uniti, i nuovi imprenditori di successo nel mercato Usa, gli investitori Usa e la performance italiana, il ruolo delle agenzie di governo e delle grandi corporation nella promozione degli investimenti e delle innovazioni legate alle start-up e, infine, il ruolo dei media per l’immagine, e il business, dell’Italia all’estero: questi i temi del V summit dedicato ai rapporti di business attuali e prospettici tra Stati Uniti e Italia che si svolgerà a Firenze il 18 novembre, ospite il Sindaco Dario Nardella presso il Salone di Cinquecento di Palazzo Vecchio e organizzato da EY (Ernst Young) e da IB&II (Italian business and initiative investments), dopo quattro edizioni tenutesi a New York, in cooperazione con Am Chamb, Aspen e l’Università Bocconi.

Il summit è stato fin dalla prima edizione e ancor più intende essere quest’anno un’occasione di dialogo aperto e diretto con gli Usa per creare contatti, informazioni e business tra i due Paesi. “Internazionalizzazione con digitalizzazione”, sostiene Donato Iacovone amministratore delegato di EY “sono le migliori ricette anticrisi”. E non a caso il US Census Bureau registra un +5% dell’export italiano nel 2015 - 44 miliardi di dollari - che rimane, però, distante dai 123 miliardi della Germania. I 28 speaker italiani e americani saranno moderati da Pimm Fox di Bloomberg New York, e da Federico Fubini, giornalista de Il Corriere della Sera.

Italy is back
Nella densissima mattinata di lavori dal titolo: “Italy is back”, l’Italia è tornata, e dall’eloquente sottotitolo: “Nuove opportunità e un nuovo paradigma nel fare affari con gli Stati Uniti” sfilerà sul palco una carrellata di personalità di assoluto rilievo dell’economia, del business e della finanza. Dopo l’apertura di Fernando Napolitano – fondatore e amministratore delegato di Ib&II, e dopo il saluto del sindaco Sardella, sarà la volta di esponenti politici ed esperti e analisti del rango di Giuliano Amato, già primo ministro e presidente onorario dell’Aspen, Suzanne Berger, docente del Mit di Boston, di Marta Dassù, già viceministro degli Esteri e di Franco Frattini, ex ministro degli Esteri.

Poi avranno spazio manager come Stefano Venturi, presidente dell’American Chamber of commerce Italy, Andrea Guerra, vicepresidente di Eataly, Domenico Arcuri amministratore delegato di Invitalia, Alessandro Decio, amministratore delegato di Sace, Sandro De Poli, country manager della General Electric in Italia e Israele, Matteo Del Fante, amministratore delegato di Terna, Maximo Ibarra, capo di Wind-3, Massimiliano Magrini, venture-capitalist e già capo di Google in Italia, Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria e amministratore delegato di Jansen in Italia, Franco Valeri, amministratore delegato di Deutsche Bank in Italia. Ci sarà anche il prezioso contributo di un imprenditore del fashion come Ferruccio Ferragamo, e le conclusioni del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.

Ma cosa c’è dietro un simile parterre? Ci sono cinque anni di lavoro, iniziati “a prato verde”, cioè da un’idea e da molto entusiasmo con cui Fernando Napoletano ha creato la “sua” Ib&ii, dopo aver lasciato la responsabilità di amministratore delegato di Booz Allen Italia, una delle più importanti branch all’estero del colosso della consulenza americana.

IB&II
I programmi sviluppati da Ib&ii nel corso dei suoi primi cinque anni di attività sono stati tre ed hanno portato a risultati quantitativi impressionanti, tanto più se si considera che l’iniziativa è nata con uno spirito esplorativo e solidale prima che di business. Il programma “Best in cooperation”, in partnership con l’Ambasciata statunitense in Italia, l’Istituto Fulbright, Invitalia e la Fondazione Crt ha portato ad una selezione tra candidati che ha visto 80 vincitori di borse di studio, la creazione di 37 imprese high tech in Italia con 330 nuovi posti di lavoro e l’attrazione di 50 milioni di investimenti.

Il nuovo bando Fulbright decorre nel mese in corso. La futura scalabilità di questi risultati significa puntare, con il piano per il 2017, a 50 borse di studio puntando a raggiungere al più presto il “tetto” delle 300 all’anno. Il via alle nuove iniziative è stato dato il 9 novembre a Torino, presso la Fondazione Crt, che peraltro dedicherà all’iniziativa uno spazio nel centro di Torino per ospitare un ufficio di collegamento permanente con i partner americani, e una presentazione chiave verrà fatta alla Bocconi di Milano in occasione del suo “start-up day” il 22 novembre.

Un altro programma di grande successo è stato il “One week acceleration program”, ideato per consentire anche a tutte le altre start-up italiane (quindi non solo quelle del programma Best) di presentarsi agli investitori Usa, primi fra i quali i grandi fondi di private equity, naturalmente dopo una selezione qualitativa effettuata da Ib&II con l’ausilio della società newyorkese Venture Out di New York. Risultati importanti anche qui: 12 simposi dal 2001, 300 start-up presentate, 20 delle quali hanno addirittura potuto aprire una branch negli Usa. L’ultimo c’è stato a ottobre, il prossimo avrà luogo a maggio 2017. L’obiettivo è di avere uno spazio permanente presso il coworking newyorkese Desks ad we work, per rendere costante e non più periodico questo flusso di comunicazione finanziaria sulle start-up italiane negli Usa.

E ancora il summit “Italy Meets the United States of America”, cinque edizioni già svolte a New York e la prossima fissata per il 14 febbraio 2017, un incontro fertilissimo tra operatori italiani e statiunitensi che in futuro dovrà diventare il “Cernobbio italiano all’estero” focalizzato, naturalmente, sull’innovazione e sugli investimenti incrociati. Di assoluto rilievo gli sponsor che hanno reso possibile tutto ciò: Deutsche Bank, Enel, Enel Green Power, Democenter, EY, Farmindustria, Luxottica, Mediaset, J.P. Morgan, Invitalia, SACE, Terna, Wind. Co-promotori: l’American Chamber of commerce, l’Aspen, Us Ita Council, l’Us Study Center, la Bocconi.

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