Stefania Medetti

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Volkswagen ha un nuovo, scintillante biglietto da visita. Presentata pochi giorni fa al Salone di Ginevra, la Bugatti Chiron è la super car più potente, veloce ed esclusiva della storia, con 1500 cavalli e una velocità da 460 chilometri l’ora.

Per averla, bisogna mettere sul piatto 2,4 milioni di euro, accessori esclusi. L’azienda fa sapere che fra le 500 unità previste, oltre un centinaio sono già state prenotate dagli acquirenti, fra cui il pugile Floyd Mayweather che ha rivenduto il modello precedente, la Bugatti Veyron.

La Veyron è stata prima "hyper-car" basata su quattro principi “impossibili”. La sfida che gli ingegneri della casa automobilistica francese (acquistata nel 1998 da Volkswagen) si erano auto-imposti, infatti, prevedeva una potenza superiore a 986 cavalli; la capacità di raggiungere cento chilometri all’ora in meno di tre secondi; una velocità superiore a 400 chilometri l’ora e un design ad alto tasso di stile e comfort.

Ci sono voluti dieci anni per vendere i 450 esemplari di questo gioiello di ingegneria, tanto che l'ultimo era stato decorato con la scritta "La finale". A partire dalla fine dello scorso anno, avevano iniziato a circolare voci sul modello che ne avrebbe raccolto l’eredità. Poi, c’è stato lo scandalo del Dieselgate. Le parole del nuovo ceo Matthias Mueller: “Rivedremo tutti gli investimenti pianificati e ciò che non è assolutamente vitale sarà cancellato o rinviato” avevano portato molti a ipotizzare che il destino del marchio Bugatti fosse segnato.

The Economist ha aggiunto nuove argomentazioni a questa tesi, in quanto Bugatti ha perso oltre quattro milioni di euro per ognuna delle Veyron prodotte, in considerazione dell’oro, del titanio e della porcellana utilizzati nella sua realizzazione e degli altissimi costi di progettazione. Anche il nuovo modello, calcola Cnbc, impatterà negativamente sui conti di Volkswagen.

Ma l’esordio sul palco di Ginevra dice molto della determinazione del management di mantenere il marchio sulla cresta dell'onda in termini di ingegneria e performance. Soprattutto in considerazione del fatto che l’acquirente medio di una Chiron, secondo Bugatti, possiede 42 auto, un jet, uno yacht, tre elicotteri e quattro case ed è evidentemente molto lontano dal Dieselgate.

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