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Brunello Cucinelli: i segreti del successo

Il re del cashmere continua a stupire e annuncia una crescita del fatturato a doppia cifra grazie anche a una strategia commerciale vincente

TO GO WITH AFP STORY by Françoise KADRI

Massimo Morici

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Brunello Cucinelli continua a stupire. Il re del cashmere ha assicurato che la sua azienda chiuderà l'anno con un fatturato e un Ebidta a doppia cifra. E continuerà a farlo anche nei prossimi due anni.

"Siamo ad ottobre e pensiamo che il risultato sarà raggiunto facilmente" ha aggiunto l’imprenditore umbro che aprirà negozi "in posti speciali e costosi", al ritmo di sette / otto l’anno, grazie anche a investimenti pari al 3 - 5% del fatturato.

Non solo. La società si propone di distribuire ancora il 25% dei propri profitti fino al 2016. I primi a festeggiare, in questo caso, dovrebbero essere tutti coloro che hanno acquistato il titolo in borsa e che, a seguito della "bolla" del lusso che ha fatto schizzare in alto le quotazioni del settore nel 2013, hanno visto nei 12 mesi successivi crollare il valore di oltre il 30% a Piazza Affari.

Del resto, le previsioni ottimistiche del fondatore trovano una conferma nelle recenti analisi degli esperti, secondo cui, con un 7 - 8 % di crescita delle vendite nei negozi e un piano per estendere la rete delle vendite retail e un leggero aumento dei ricavi, le vendite potrebbero crescere di circa il 13% l'anno tra il 2013 e il 2016 e l'utile del 15% circa.

Numeri da capogiro. Ma qual è il segreto del successo di questa azienda, tra migliori esempi del made in Italy dnel nuovo millennio?

La strategia "no logo"
Brunello Cucinelli, a detta degli analisti, è uno dei pochi player del lusso che possono permettersi una crescita a doppia cifra degli utili senza mettere in pericolo il suo posizionamento e il suo modello di business.

Motivo? Il gruppo si è posto nella fascia più alta del segmento del lusso, grazie all'utilizzo di materie prime di qualità, all'eccellenza produttiva e all'espansione graduale ed equilibrata del suo business al dettaglio. Non solo. Il suo sistema di produzione flessibile e la capacità di progettazione riducono il rischio di una delusione per quanto riguarda le nuove collezioni.

La sua strategia ha il vantaggio di evitare che il brand vada fuori moda Gli analisti di Kepler Cheuvreux

Brunello Cucinelli, osservava tempo fa il Financial Times, è anche un piccolo marchio che cerca di mantenere la propria indipendenza e, come hanno fatto notare gli analisti di Kepler Chevreaux, la sua strategia "no logo" ha il vantaggio di evitare che il brand vada fuori moda.

"A nostro avviso, i suoi prodotti sono altamente cari, ma ne vale la pena data la loro qualità", hanno spiegato gli analisti.

Brunello Cucinelli e le allieve della Scuola dei Mestieri (Credit: Alberto Bevilacqua)

Il lusso che vince
Brunello Cucinelli continuerà a puntare nei prossimi anni ancora sull'abbigliamento di alta gamma, soprattutto da giorno e per la donna. Una scelta dettata dai prezzi: "lo scontrino medio per la collezione femminile è più alto", ha spiegato Cucinelli, aggiungendo che negli ultimi tre anni l’azienda ha rivisto al rialzo il listino prezzi in media dell'11,3%.

Con gli accessori il gruppo realizza solamente il 15% del fatturato e secondo gli analisti questo segmento riserva ulteriori possibilità di sviluppo, sorpattutto diversificando nei profumi e in altri articoli.

L'azienda, inoltre, lo scorso anno ha fatto l’ingresso nel settore degli abiti da uomo, la cui crescita supererà nei prossimi anni quella dell’abbigliamento femminile, acquisendo una sartoria toscana (la D’Avenza) e inglobando i 56 dipendenti; una mossa che, stando agli analisti di Citi, potrebbe portare "un successo significativo in un mercato potenzialmente ricco".

L’export

A livello di mercato, Brunello Cucinelli vende solo il 18% dei suoi cashmere in Italia. Oltre otto capi su dieci finiscono all'estero.

Dove? Il 66% del fatturato del gruppo è realizzato negli Stati Uniti e in Europa, a quote paritetiche del 33%, il 5% in Cina e il 10% circa nel resto del mondo. "L'America per noi rimane il primo mercato e anche l'Europa va bene e si muove nella parte alta delle collezioni” ha detto l’imprenditore umbro, aggiungendo di non aver risentito degli effetti delle pesanti sanzioni imposte a Mosca, anche perché "i russi benestanti girano e acquistano all'estero".

Quanto al canale Internet, il gruppo sta investendo nella piattaforma. Ma anche in questo caso l'ambizione del fondatore è "creare un Internet artigianale".

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