Bridgestone, le sfide per lo stabilimento di Bari

Dopo il ritiro dell’irrevocabilità della chiusura, si apre una trattativa difficile tra azienda e sindacati

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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“I margini di una trattativa ora ci sono, ma la strada è tutta in salita”. Sono parole piene di speranza ma anche di sano realismo quelle con cui Paolo Pirani, segretario generale Uiltec, commenta gli ultimi sviluppi riguardanti la minacciata chiusura dello stabilimento Bridgestone di Modugno in provincia di Bari. “Dall’incontro avuto ieri sera con l’azienda, presente il governo, abbiamo ottenuto le scuse dell’impresa per come finora era stata gestita la situazione, e l’accantonamento del termine ‘irrevocabile’ dal contesto della discussione. Inoltre si è aperta ufficialmente una trattativa e questo è il risultato più significativo”. Un risultato per il quale significativo è stato proprio il sostegno garantito dal governo italiano.

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E ancora stamattina dai microfoni di Radio 24 il ministro Corrado Passera ha sottolineato con orgoglio il ruolo giocato. “Abbiamo chiesto e ottenuto di eliminare l’irrevocabilità della chiusura – ha detto il responsabile del ministero dello Sviluppo economico -. E ora faremo di tutto per tenere aperto uno stabilimento che da 50 anni fa parte del contesto produttivo pugliese, consci del fatto che il settore dei pneumatici sta attraversando un periodo difficile in tutta Europa, con numerosi siti produttivi che hanno chiuso i battenti”. Parole che hanno trovato riconoscimento anche da parte dello stesso sindacato. “In effetti – conferma Pirani – il governo ha fatto tutto quanto era possibile per intervenire sull’azienda. E’ stato attivato in questo senso anche l’ambasciatore in Giappone. Ora siamo riusciti ad aprire uno spiraglio di comunicazione, ma come detto, la trattativa sarà molto difficile”.

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In ballo ci sono circa 1.000 dipendenti diretti, in aggiunta ad un altro migliaio impiegati nell’indotto. Lavoratori che perdendo la Bridgestone perderebbero qualsiasi speranza di occupazione. Come detto però i margini di contrattazione saranno molto stretti. “Noi puntiamo a non far chiudere lo stabilimento – sottolinea Pirani – e per fare questo siamo disposti anche a qualche sacrificio. Da questo punto di vista però faccio presente che, ad esempio, non potranno essere utilizzati neanche i prepensionamenti, visto che la riforma Fornero ci ha privato di questo strumento di trattativa”. Una difficoltà in più da affrontare in un contesto già di per sé difficile, aggravato poi da una situazione politica di assoluta precarietà, che secondo Pirani è stata addirittura un elemento propulsivo nella decisione della Bridgestone. “Non escludo che l’assenza di un governo forte – fa notare il leader sindacale – abbia spinto l’azienda giapponese a prendere questa decisione proprio in questo momento e in quei termini perentori”.

Una perentorietà che ora è stata fortunatamente abbandonata e che ha lasciato spazio alla trattativa che però dovrà avere forzatamente tempi molto contingentati. “Loro avevano annunciato la chiusura entro un anno – dice Pirani  - quindi, se vogliamo ottenere una significativa riorganizzazione aziendale che porti al salvataggio dello stabilimento, dovremo agire nel giro di qualche mese. Solo così potremo sperare di ottenere un risultato positivo”. Un auspicio condiviso ovviamente dai migliaia di lavoratori coinvolti nella vicenda.

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