Brexit: cosa succede alle compagnie aeree britanniche

I vettori sono chiamati a una ristrutturazione per continuare a operare all'interno dell'Europa

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Viaggiatore in sovrimpressione su uno scorcio di Londra – Credits: iStock - anyaberkut

Stefania Medetti

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I riflettori restano accesi sul destino delle compagnie aeree in Europa. A poche ore dalla consegna della lettera che notifica l'intenzione del Regno Unito di lasciare l'Unione Europea, il Guardian spiega che società come EasyJet e Ryanair dovranno scegliere fra due alternative, se vogliono continuare a volare nella Eu dopo la Brexit. E ciò spostare i loro quartier generali in un paese europeo o vendere azioni a paesi membri dell'Unione.

Per poter solcare i cieli all'interno dell'Unione Europea, infatti, il 50,1% delle azioni della compagnia aerea deve essere in mani europee. Le compagnie aeree, dunque, sono chiamate a ristrutturarsi, con conseguenze economiche inevitabili per il Regno Unito, che dovrà fare i conti con una perdita di posti di lavoro.

EasyJet è la compagnia più esposta a una hard Brexit. Il quartier generale del vettore, infatti, ha sede nel Regno Unito e l'azienda possiede un certificato di operatore aereo (Aoc) svizzero e uno britannico. L'Aoc britannico permette alle compagnie di volare fra il Regno Unito e l'Unione Europea e fra stati dell'Unione.

Dopo la Brexit, servirà un altro Aoc europeo, visto che la Svizzera non fa parte dell'Unione europea. EasyJet, a quanto pare, sta già organizzando una nuova società all'interno dell'Unione europea per operare sul continente, anche se il quartier generale continuerà a rimanere nel Regno Unito.

L'annuncio ufficiale è atteso nelle prossime settimane. Attualmente, l'84% delle quote dell'azienda è detenuto da cittadini Ue, ma il dato scenderà al 49% dopo la Brexit, a patto che le azioni del fondatore Stelios Haji-Ioannou, che ha la duplice cittadinanza britannica e cipriota, saranno classificate come europee e non britanniche come avviene ora.

Contromisure da parte di Londra

Il Regno Unito potrebbe rispondere con misure analoghe per le compagnie aeree europee costrette a loro volta a scelte difficili e riorganizzazioni per poter continuare a servire aeroporti d'oltremanica. Al vettore irlandese Ryanair, per esempio, potrebbe essere impedito di volare sulle tratte domestiche britanniche. Il 60% delle quote della compagnia di Dublino, infatti, è nella mani di cittadini europeo.

Dopo che gli azionisti britannici avranno lasciato l'Unione Europea, il dato scenderà sotto il 40% e le quote dovranno essere rinegoziate. La maggior parte dei suoi azionisti, infatti, sono britannici e anche Ryanair potrebbe trovarsi nella necessità di fare richiesta di un Aoc britannico per poter volare sulle rotte all'interno del paese.

Quanto a British Airways, la compagnia non vola direttamente in Europa, ma lo fa attraverso gli altri vettori del gruppo International Airlines Group a cui appartiene e cioè Iberia, Vueling e Air Lingus che già posseggono i permessi per volare all'interno dell'Unione Europea.

Un portavoce del governo britannico ha invitato Londra e Bruxelles a negoziare nell'interesse di entrambe le parti: l'industria dell'aviazione britannica, infatti, è la più grande in Europa, con oltre 250 milioni di passeggeri e 2,3 milioni di tonnellate di cargo registrate lo scorso anno.

Insomma, l'industria del trasporto aereo spera che le parti potranno siglare un accordo durante la fase di negoziazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona per limitare i danni, ma le cose potrebbero non essere così semplici se il Regno Unito uscirà dal singolo mercato.

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