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Brexit: come il governo può aiutare le banche

Un nuovo Fondo Atlante, interventi della Cassa Depositi e Prestiti o i Padoan-bond. Le misure per mettere in sicurezza gli istituti di credito

Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, si sforzano in pubblico di usare parole rassicuranti. Ma anche loro, di fronte ai crolli di borsa registrati nei giorni scorsi dai titoli delle banche italiane, sanno bene che potrebbero essere necessarie misure drastiche.

Comunque vadano a finire le trattative tra Londra e Bruxelles, infatti, l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea (Brexit) non sarà una passeggiata per nessuno. Non lo sarà di sicuro per l'Italia che ha ancora due punti deboli che gli esponenti della comunità finanziaria conoscono bene: un debito pubblico enorme e un sistema bancario con i bilanci pieni di sofferenze, dopo un decennio di crisi economica.

E sono proprio le banche, più del debito pubblico, l'ambito in cui il governo dovrà probabilmente concentrare i propri sforzi. Se i prezzi delle azioni di molti istituti continueranno a crollare (anche se oggi sono fortunatamente rimbalzati) non è affatto escluso (se non addirittura probabile) che l'esecutivo debba metter mano al portafoglio per iniettare nel sistema creditizio nazionale una buona dose di liquidità. Si tratterebbe dunque di aiutare le banche italiane a ricapitalizzarsi, visto che il mercato sembra aver voltato loro le spalle.

Non è ancora chiaro, però, in che modo potrà essere raggiunto questo obiettivo, visto che Renzi e Padoan hanno di fronte a sé un ostacolo non da poco: l'articolo 108 del Trattato di funzionamento dell'Unione Europea, che impedisce di erogare aiuti di Stato alle aziende private, se non in circostanze davvero eccezionali. E' proprio facendo leva sulle circostanze eccezionali che il governo di Roma starebbe studiando, secondo le indiscrezioni della stampa e le ipotesi degli analisti, tre soluzioni diverse per ricapitalizzare le banche.

La prima (e forse la più semplice) consiste nell'attingere al serbatoio della Cassa Depositi e Prestiti, istituzione finanziaria pubblica che gestisce oltre 200 miliardi di euro di risparmi, attraverso l'emissione dei buoni fruttiferi postali. La seconda soluzione, un po' più articolata dal punto di vista tecnico ma più facile da far digerire a Bruxelles senza rischiare una bocciatura per aiuti di Stato, consiste invece nel creare una sorta di gemello di Atlante, il Fondo salva-banche gestito da Quaestio Capital SGR e partecipato dai maggiori gruppi creditizi del paese.

Si tratterebbe di un nuovo organismo che si impegnerebbe a rilevare una massiccia dose di prestiti in sofferenza oggi in pancia alle banche. Non è ancora ben chiaro dove questo nuovo organismo potrebbe trovare le risorse ma si parla già di una dote di almeno 23 miliardi di euro. Infine, l'ultima soluzione allo studio è la concessione agli istituti di credito bisognosi di liquidità di prestiti obbligazionari sulla falsariga di quelli ideati nel 2010 quando l'Eurozona era in piena crisi e la Grecia praticamente quasi fallita.

Questi prestiti, che avevano un tasso dell'8,5% annuo, vennero subito ribattezzati Tremonti bond, in onore dell'allora ministro dell'economia nel governo Berlusconi: Giulio Tremonti. Quelli ideati dal governo Renzi, se mai ci saranno, verranno probabilmente ribattezzati Padoan bond ma la sostanza sarà più o meno la stessa.

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