Multa a BNP Paribas: perché mette a rischio il negoziato Ue - USA

La banca potrebbe pagare 10 miliardi di dollari alla giustizia americana per aver violato l'embargo con Iran, Sudan e Cuba. Ma il governo francese minaccia di far saltare il trattato di libero scambio

Il presidente francese François Hollande – Credits: Christos DOGAS / Imagoeconomica

Massimo Morici

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Proprio nei giorni del G7 senza Vladimir Putin, dei ricatti energetici di Mosca sulla questione Ucraina, e della celebrazione dei 70 anni dallo sbarco degli alleati in Normandia, un altro meteorite dal mondo finanziario rischia di precipitare sull’Unione europea la cui economia stenta ancora a ripartire.

La notizia, squisitamente tecnica, ma con possibili conseguenze di portata geopolitica, è quella della maxi multa di circa 10 miliardi di dollari che sta per cadere in testa alla prima banca francese e dell’Eurozona: la filiale americana di BNP Paribas è accusata dalla giustizia USA di aver infranto l’embargo con Iran, Sudan e Cuba, realizzando operazioni in dollari con questi paesi.

Notizia divulgata dalla stampa americana e amplificata da quella transalpina, anche perché, considerata la portata della sanzione (dieci volte superiore all’ammenda comminata sempre dai giudici americani alla britannica Hsbc per lo stesso tipo di infrazione), Oltralpe si sono messi subito a gridare.

Il ministro dell'Economia francese, Arnaud Montebourg, ha parlato a proposito dell’azione dei giudici americani di una "pena di morte" non accettabile nei confronti di una delle prime banche mondiali. 

Si è spinto più in là il suo collega, titolare del dicastero per gli affari esteri, Laurent Fabius,  secondo cui il caso BNP Paribas "potrebbe avere delle conseguenze negative" sulle trattative in corso per il futuro trattato di libero scambio tra USA e Ue, che prevede la rimozione dei dazi, ma soprattutto l'armonizzazione di normative e regolamenti.

L'obiettivo è creare una sorta di "free zone" per interi settori economici come sanità, agricoltura, servizi pubblici, e - commerce, proprietà intellettuale, energia e materie prime, che potrebbe portare all’economica Ue 120 miliardi di euro.

Del resto lo stesso presidente Hollande, che ha scritto una lettera al presidente Obama per chiedere chiarimenti sulla vicenda, nei giorni scorsi ha fatto riferimento al negoziato commerciale tra Europa e America, aggiungendo che per la Francia una multa di 10 miliardi di dollari sarebbe stata "ingiusta e sproporzionata" e che avrebbe destabilizzato l'Eurozona in un difficile momento economico.

Si comprendono, quindi, come riporta il Wall Street Journal, le preoccupazioni della Bce, che starebbe considerando a seguito di questa vicenda revisioni degli stress test sulla salute delle banche europee, inserendo uno specifico esame dei potenziali oneri e delle risorse stanziate per affrontarli (la banca francese ha già accantonato 1,1 miliardi di euro).

Ma non è finita. Oltre alla maxi multa - che secondo il quotidiano finanziario francese Les Echos potrebbe addirittura slire a 16 miliardi di dollari - la prima banca francese rischierebbe anche la sospensione dell'attività negli Stati Uniti: ciò renderebbe impossibili le transazioni in dollari che per un gruppo attivo a livello globale equivale a un colpo mortale.

Con conseguenze, in questo caso, anche per l’economia italiana. BNP Paribas, oltre a controllare BNL, alla fine del 2013 aveva in portafoglio 12 miliardi di euro in titoli di Stato italiani.

Da parte sua, comunque, Obama ha detto che un presidente non interviene in casi giudiziari che vengono trattati in modo indipendente: "Non telefono al procuratore generale per dirgli come gestire le cose, questa è la nostra tradizione, certe decisioni vengono prese dal Dipartimento di Giustizia".

La palla ora passa ai giudici di Manhattan; gli stessi, per un caso almeno curioso, che fecero arrestare l'allora direttore dell'Fmi, il francese Dominique Strauss-Kahn, dopo la denuncia per molestie sessuali da una cameriera dell'albergo Sofitel di New York.

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