Blue Panorama in crisi

Dopo Windjet, la compagnia low cost entra in concordato preventivo. Segno di un malessere del settore

Un aereo Blue Panorama (Credits: TELENEWS ANSA)

Sergio Luciano

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"C'è qualcosa di strano in un mondo dove 30 euro possono bastare per volare da Roma a Londra ma non per fare la spesa di base di una famiglia di due persone", scrisse l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel suo Rischi fatali, quattro anni fa. E l'ennesimo fallimento di una compagnia aerea marginale come Blue Panorama (che ha in pancia la low-cost Blue Express), conferma il valore insieme specificamente critico e genericamente simbolico che il settore del trasporto aereo ormai ha assunto.

E così poche ore fa trecento turisti in massima parte italiana hanno dovuto prendere amaramente atto che il loro aereo, ovviamente Blue Panorama, rimane fermo sulla pista di Mombasa, in Kenya. Notizie locali dicono che la società incaricata di rifornirlo di carburante si è rifiutata di farlo "a causa delle difficoltà economiche" in cui si trova la compagnia. Blue Panorama ha invece diramato un comunicato in cui spiega che la mancata partenza è stata dovuta alle "limitazioni inerenti gli orari di servizio dell’equipaggio ed il conseguente rispetto degli standard di sicurezza di volo, e per l’orario di riavvio voli sull’aeroporto di Mombasa".

Torna così d'attualità la domanda di fondo sulla “sostenibilità” di un modello di business, quello delle low-cost nel loro insieme, che si fonda su una scommessa di business sempre più azzardata ed estremamente vulnerabile alle più piccole variabili del mercato e alle più piccole incertezze del mestiere.

Il tutto poi, com'è forse accaduto proprio nel caso di Blue Panorama, è complicato da quel misto di ottimismo – che deve distinguere tutti gli imprenditori – ma anche di temerarietà, che invece connota solo alcuni di essi, per fortuna, che si direbbe affollino con particolare attrazione soprattutto alcuni settori – aerotrasporto, squadra di calcio, editoria – ad alta “promessa d'immagine” anche se a bassa redditività.

Temerarietà spesso a spese degli altri, come sta diventando chiaro sempre di più anche nel caso della più grande e celebre di tutte le “low-cost”, quella RyanAir che comincia a somigliare ad una compagnia di stato, visto il totale di contributi pubblici che raccatta dagli enti locali per “servire” gli scali minori, di provincia.

Il caso di Blue Panorama è presto riassunto. L'Enac (Ente nazionale aviazione civile) ha sospeso ieri la licenza del vettore Blue Panorama Airlines rilasciandone contestualmente una provvisoria, dopo la richiesta della compagnia aerea stessa di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Adesso si attende che l'azienda presenti un “realistico piano di ristrutturazione” entro dodici mesi.

Nel frattempo – come sempre in questi casi – l'azienda ha assicurato l'esercizio delle normali attività di volo, ma  il caso-Mombasa si è subito incaricato di dimostrare che questa “apparente normalità” non sarà di facile gestione.

Si capisce oggi forse meglio come mai un anno fa siano state aperte, ma poi chiuse senza esito, le trattative per la vendita della compagnia all'Alitalia. Si capisce meglio l'apprensione dei sindacati, per le crisi a catena del settore (è recentissimo il flop di WindJet). Il presidente dell'associazione tra le compagnie, l'Avia, Paolo Divietri ha parlato di “cronaca di una morte annunciata dell'industria del trasporto aereo in Italia” dicendo che “senza una inversione di rotta della mentalità degli imprenditori l'Italia è condannata alla marginalità del trasporto aereo”. Non solo a questa marginalità...

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