La statunitense Monsanto ha accettato la nuova offerta d'acquisto in contanti da 66 miliardi di dollari, pari a 128 dollari per azione, avanzata dalla tedesca Bayer. Nasce così un gigante dell'agrochimica che controllerà il 24% del mercato dei pesticidi e il 29% del mercato dei semi. Monsanto aveva rifiutato le precedenti offerte di Bayer (la prima, a maggio, era pari a 122 dollari per azione) considerandole insufficienti.

'È un'opportunità per gli azionisti di Monsanto'' aveva affermato a maggio l'amministratore delegato di Bayer, Werner Baumann, la prima volta che l'ipotesi si era presentata, sottolineando che l'accordo offre agli investitori ''valore immediato e sicuro''.

Per Bayer si tratta della maggiore acquisizione della sua storia, e anche la maggiore in contanti mai vista sul mercato, superiore all'acquisizione di InBev da parte di Anheuser-Busch. La transazione - aveva spiegato Bayer a maggio - richiederà un aumento di capitale di 14 miliardi di euro e aumenterà in modo ''sostanziale'' il livello del debito della società tedesca.

Un'ammissione che ha aumentato le pressioni sui titoli Bayer, con gli investitori già scettici sull'attuale elevato debito. ''Siamo pronti ad affrontare livelli più elevati di debito con la volontà di ridurlo successivamente con un forte cash flow'' aveva (sempre a maggio) rassicurato Johannes Dietsch, il chief financial office di Bayer.

Il debito della società tedesca è pari a 17,45 miliardi di euro, più del doppio dei 7 miliardi di euro del 2011.

L'integrazione di Monsanto sarà più semplice di quella di Schering, mette in evidenza Dietsch, precisando che l'unione offrirà risparmi per 1,5 miliardi di dollari dopo tre anni.

Negli ultimi mesi il settore ha sperimentato un'ondata di consolidamento con le nozze fra Dow Chemical e DuPont e di Syngenta con ChemChina. Monsanto aveva cercato di inserirsi nella corsa alle acquisizioni, tentando senza successo per tre volte l'affondo su Syngenta.

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