Pop.Vicenza: Atlante subentra a Unicredit per aumento
Aziende

Banche Venete, così possono salvarsi (grazie a Intesa Sanpaolo)

Prende quota l'ipotesi che i big nazionali del credito, dopo un primo rifiuto, sborsino ancora un miliardo per la Popolare di Vicenza e Veneto Banca

A cambiare le carte in tavola hanno contribuito forse le notizie arrivate nei giorni scorsi dalla Spagna. Dopo che il Banco Santander ha deciso di acquistare il connazionale Banco Popular, finito sull'orlo del baratro, è iniziato un pressing del governo italiano sui grandi istituti di credito della Penisola, soprattutto sui due big Intesa Sanpaolo e UniCredit. L'obiettivo del ministro dell'economia Pier Carlo Padoan (e di tutto l'esecutivo) è convincere entrambe gli istituti a fare la loro parte nel salvataggio delle banche venete. Si tratta della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca che da mesi sono nel pieno di una crisi che deve trovare ancora una soluzione.

L'aumento di capitale

Per mettersi in salvo, le banche venete hanno infatti bisogno di un aumento di capitale da 6,4 miliardi di euro per rafforzare il proprio patrimonio e coprire le perdite derivanti dalla cessione di una montagna di crediti sofferenti. Poiché è difficile trovare un soggetto privato disposto a mettere i soldi in due istituti così in crisi, il  governo è disposto a mettere sul piatto almeno 4,8 miliardi (dei 6,8 miliardi necessari), con una ricapitalizzazione  precauzionale finanziata in gran parte con soldi pubblici (nei mesi scorsi è stato creato un fondo ad hoc coperto con un aumento del debito pubblico).



Altri 900 milioni di euro arriveranno dal Fondo Atlante (attuale azionista di maggioranza delle Banche Venete) e ulteriori 700 milioni di euro potranno essere rastrellati convertendo in azioni le obbligazioni subordinate dei due istituti. A complicare le cose, però, ci s'è messa negli ultimi mesi l'Unione Europea che ha chiesto all'Italia di ridurre a 3,7 miliardi (oltre 1 miliardo in meno del previsto) l'esborso dello Stato, cercando altri capitali privati per non far pagare quasi tutto il conto ai contribuenti.


Intesa Sanpaolo e le altre

Proprio per questa ragione c'è bisogno dell'intervento salvifico delle altre grandi banche nazionali. Pochi giorni fa, Carlo Messina,  amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, aveva detto di non essere più disposto a tirar fuori un centesimo, avendo già contribuito in passato a mettere in sicurezza le banche venete e altri istituti finiti in dissesto. Ora, però, pare che Messina sia disposto a rivedere le proprie granitiche posizioni e abbia aperto alla possibilità di dare un nuovo apporto alle banche venete, assieme ovviamente agli altri big del sistema creditizio nazionale.



 Prende dunque corpo l'ipotesi che il miliardo di capitali privati chiesto dall'Europa arrivi dai maggiori gruppi finanziari nazionali, capitanati da Intesa Sanpaolo. Il veicolo per realizzare l'operazione dovrebbe essere il Fondo Interbancario, un organismo di garanzia partecipato dai maggiori istituti di credito nazionali che di norma serve per proteggere le giacenze sui conti correnti. Se ciò avvenisse, finalmente le Banche Venete vedrebbero uno spiraglio di luce in fondo al tunnel.


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