Banche Venete: così i piccoli azionisti possono tentare il rimborso

Bisogna presentare l'ISEE che non deve superare i 13 mila euro per un recupero parziale. Ma i tempi sono strettissimi e resta l'incognita liquidazione

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Una sede di Veneto Banca – Credits: ANSA/AP Photo/Antonio Calanni

Stefano Caviglia

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C’è un’incognita di cui nessuno parla nella discussione in corso da giorni sulla liquidazione delle due banche popolari venete decisa dal governo. È il destino dei “casi sociali”, ossia il trattamento riservato ai più poveri fra quanti si sono lasciati convincere a mettere i risparmi nelle azioni di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.


La situazione dei piccoli azionisti

I due istituti avevano promesso di aiutare le famiglie finite nell’indigenza in seguito al crac, ma la piega presa dalla vicenda in questi ultimi giorni (insieme con le lungaggini della burocrazia) rischia di porre nuovi ostacoli agli interventi in loro favore.

Casi difficili ce ne sono sicuramente molti, anche se è impossibile dire quanti sugli oltre 200 mila azionisti stangati: anziani che fanno fatica a pagare la retta della casa di riposo, genitori che non riescono a occuparsi dei figli disabili, famiglie costrette a vendere la casa. Già da parecchi mesi si sono mosse in loro difesa diverse associazioni di risparmiatori, ottenendo lo stanziamento di 60 milioni (30 per ciascuno dei due istituti) da destinare a un rimborso parziale per chi non ce la fa più ad andare avanti.

A decidere è l'Isee

Negli impegni presi nei mesi scorsi dai vertici delle banche si è stabilito che chi ha un reddito, ponderato anche con il patrimonio familiare complessivo (isee) al di sotto dei 6 mila euro netti possa riavere il 70 per cento del valore di acquisto delle azioni, che scende al 50 per gli isee fra 6 e 9 mila e al 30 fino a 13 mila.

Solo Veneto Banca ha stabilito infine che un rimborso potrà andare anche a chi ha un reddito familiare fino a 26 mila euro, a patto che nel fondo restino ancora risorse dopo gli altri interventi. Il termine per presentare la richiesta, accompagnata naturalmente dalla presentazione dell’Isee, è stato fissato al 30 giugno 2017.

Peerché non è facile ottenere il rimborso

Fin qui il buon risultato ottenuto dalla tenacia delle associazioni dei risparmiatori, in particolare dalla Ezzelino da Onara III, i cui rappresentanti sono intervenuti nell’assemblea di Veneto Banca e Popolare di Vicenza del 28 aprile per agevolare gli interventi a sostegno dei più deboli. Strada facendo, tuttavia, è venuto fuori che i diretti interessati, anche per la scarsa circolazione dell’informazione, si sono mossi con qualche ritardo e la burocrazia italiana ci ha messo come sempre del suo: per ottenere il proprio Isee ciascuno può rivolgersi a un centro di assistenza fiscale (Caf) oppure chiedere direttamente all’Inps.

Ma la prima strada è resa impervia in questo periodo dal picco di lavoro delle dichiarazioni dei redditi e la seconda è impervia sempre, perché l’Inps impiega qualche settimana per attribuire codice utente e password.

Il risultato è che sono in parecchi ad aver sforato i termini. Resisi conto di questa situazione, i rappresentanti della stessa Ezzelino da Onara hanno chiesto una proroga temporale, concessa il 23 giugno dal cda di Veneto Banca fino al 31 luglio. Si apprestava a fare lo stesso anche la Popolare di Vicenza, quando è arrivata la liquidazione che ne ha fatto decadere gli organi, sostituiti in ciascuna delle due banche da una terna di commissari (in entrambe c’è l’ex amministratore delegato di Popolare di Vicenza Fabrizio Viola). In teoria c'è dunque ancora un mese per presentare la richiesta (con un buon margine di certezza specie per Veneto Banca). Ma la domanda è se i liquidatori intendano rispettare gli impegni di chi li ha preceduti.

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