Banche: perché le sofferenze sono ancora un problema

PwC ha presentato uno studio: sono ancora al livello più alto in Europa a oltre 300 miliardi di euro

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Una sede di Veneto Banca – Credits: ANSA/AP Photo/Antonio Calanni

Massimo Morici

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Nonostante i sacrifici chiesti negli ultimi due anni all'industria del credito, ai risparmiatori e ai contribuenti, i crediti deteriorati - la cui riscossione non è certa - continuano a rappresentare la spada di Damocle delle banche italiane.

Certo, nel 2016 si è registrato un calo, ma i volumi di NPL restano ancora i più elevati in Europa: si parla di 324 miliardi di euro a fine 2016 rispetto ai 341 miliardi di un anno prima (-5%). A dirlo è un recente studio di PwC, una società di consulenza americana.

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La view degli esperti

Gli esperti ricordano che le banche con i più alti coefficienti di crediti deteriorati (non performing loans, in inglese, o NPL) stanno attraversando una importante e necessaria fase di ristrutturazione che produrrà un impatto profondo sul panorama bancario italiano.

"Le operazioni straordinarie di ristrutturazione cui stiamo assistendo, come le recentissime disposizioni urgenti per la liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, nonché i piani strategici di deleverage aventi ad oggetto i portafogli di crediti deteriorati delle banche maggiori, confermano il momento topico che sta vivendo il mercato" spiega Pier Paolo Masenza, esperto di PwC.

I tre principali istituti

UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco Bpm, le prime tre banche italiane per asset, sono impegnate nel portare a compimento piani strategici di valorizzazione delle esposizioni deteriorate.

PwC ricorda, in particolare, la cessione da parte della banca di Piazza Gae Aulenti di 17,7 miliardi a due veicoli costituti da Fortress Investment Group e Pimco, con una quota di minoranza mantenuta dall’istituto cedente.

Intesa Sanpaolo, invece, ha decuto un portafoglio di crediti deteriorati misto di 2,5 miliardi da parte al fondo CRC, mentre Banco Bpm un portafoglio di 750 milioni di euro ad Algebris, il fondo di investimento di David Serra (ex consigliere di Matteo Renzi), e ha in fieri la cessione di un altro portafoglio da 2 miliardi di euro di crediti deteriorati del segmento Pmi.

Le banche "malate"

Quanto ai crediti deteriorati delle due banche venete salvate con il decreto ad hoc emesso il 25 giugno, i 16,8 miliardi calcolati a fine 2016 saranno ceduti alla bad bank pubblica SGA che provvederà poi alla loro liquidazione.

I cantieri sono ancora aperti per individuare un percorso attraverso cui smaltire i 29,4 miliardi di euro in sofferenze (dato a fine 2016) di Banca Mps la cui esclusiva è stata data al Fondo Atlante partecipato dalle principali banche italiane.

Vi è poi lo stock da 10,3 miliardi delle quattro banche dell’Italia Centrale andate in risoluzione a fine 2015 ceduti nel 2015 alla Bad Bank REV, che potrebbero trovare investitori nel mercato già durante questo anno.

Carige ha dato il via libera alla cessione di un portafoglio di crediti deteriorati per 1,2 miliardi di euro entro la fine del 2017.

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Chi ha generato il buco

Stando allo studio, ad aver aperto la voragine nei bilanci degli istituti di credito italiani sono state le imprese, soprattutto quelle medio –piccole, che costituiscono la spina dorsale del made in Italy.

Il segmento "Corporate" e "Pmi", infatti, continua a rappresentare la maggiore componente dei crediti deteriorati lordi, con un’incidenza del 73% a fine 2016.

Le regioni più colpite

A livello geografico, la maggiore concentrazione dello stock di crediti deteriorati si registra in Lombardia (21,4% del totale) e nel Lazio (11,6%).

Le regioni del Sud Italia registrano i livelli più elevati a livello nazionale di sofferenze lorde (le situazioni più gravi riferite a soggetti insolventi o in situazioni equiparabili), con il picco del 20,2% per la regione Calabria.

La gestione dei portafogli di NPL, tuttavia, sta evolvendo in misura significativa grazie agli impatti delle linee guida della Bce: PwC entro fine anno si attende volumi di transazioni che potranno facilmente raggiungere e superare i 60 miliardi di euro.


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