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Banca Mps, cosa puo' fare il governo per salvarla

Ipotesi di una ricapitalizzazione precauzionale dell'istituto toscano che potrebbe avere presto bisogno nuova liquidità

Monte-Paschi

Andrea Telara

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Anche il ministro dell'Economia, Pier Calo Padoan ha iniziato a parlarne stamattina: “la ricapitalizzazione precauzionale delle banche è uno strumento a nostra disposizione, se necessario”, ha detto Padoan intervenendo a una convention dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici. Padoan ha così dato man forte a un'ipotesi che circola già dalle prime ore dell'alba, avanzata dal Sole24Ore, sulla possibile soluzione alla crisi del Monte dei Paschi di Siena (Mps). Questa soluzione è appunto la ricapitalizzazione della banca di cui parla Padoan, sostenuta con soldi pubblici, magari attraverso il veicolo della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Si tratterebbe in sostanza di un aiuto di stato che, in linea di principio, non viene certo visto di buon occhio dalla Commissione Europea. Tuttavia, c'è ancora una norma che, in circostanze eccezionali, consente ai governi di usare i soldi dei contribuenti per salvare le banche. Si tratta dell'articolo 32 della direttiva europea Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive), la norma che regola la risoluzione delle crisi bancarie.


Mps, tutti i numeri della crisi


Facendo leva su questo articolo, dunque, il governo Renzi potrebbe mettere mano al portafoglio per aiutare Mps, che anche oggi sprofonda in borsa (-8.2% in tarda mattinata). Del resto, su una cosa ormai sembrano non esserci più dubbi: presto, probabilmente già nei prossimi mesi, l'istituto toscano avrà bisogno di soldi. Il primo agosto prossimo, infatti, verranno pubblicati gli stress test della Banca Centrale Europea (Bce), con cui le autorità di Francoforte analizzano la solidità patrimoniale dei maggiori gruppi creditizi continentali, ordinando a chi verrà bocciato di fare scorta di capitali. Poiché si parla da giorni di una prossima bocciatura di Mps agli stress test, crescono sempre più le possibilità che anche Siena debba mettere in cantiere una ricapitalizzazione. Poi, come se non bastasse, ieri è uscita la notizia di un' altra tegola caduta sull'istituto toscano guidato da Fabrizio Viola. La stessa Bce avrebbe infatti chiesto a Mps di ridurre le sofferenze (cioè i crediti deteriorati) a un ritmo più veloce del previsto. Mentre nel piano industriale della banca c'è l'obiettivo di tagliarle di 5,5 miliardi entro il 2018, la Bce vuole che siano diminuite di almeno 9,6 miliardi, entro la stessa scadenza.


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E così, per obbedire agli ordini di Francoforte, Mps sarà costretta a fare molte più cartolarizzazioni del previsto. Dovrà cioè trasformare un bel po' di crediti sofferenti iscritti a bilancio in titoli finanziari e venderli poi sul mercato a qualche investitore istituzionale (per esempio a dei fondi d'investimento). Questa operazione, però, non è affatto indolore per Mps, sostanzialmente per una ragione: mentre le sofferenze sono iscritte nel bilancio della banca per un importo pari al 39-40% dei crediti originari, sul mercato sono negoziate invece a un valore assai più basso, nell'ordine del 20%. Ecco dunque che, facendo le cartolarizzazioni, si aprirebbe un altro buco nei bilanci di Mps ed emergerebbe la necessità di una nuova iniezione di liquidità per l'istituto, per un totale che viene stimato nell'ordine di 3 miliardi di euro. In queste condizioni di mercato, con le borse reduci dai ribassi post-Brexit, emettere nuovi titoli sembra quasi impossibile e soltanto un intervento del governo può essere risolutivo. Le specifiche tecniche del salvataggio ancora non si conoscono e si parla della possibile emissione da parte di Mps di bond convertibili in azioni o di un intervento del Fondo Atlante. A parte i dettagli, però, una cosa è certa: senza i soldi dello Stato, Mps rischia di non farcela.


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