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Banca Carige, i motivi della crisi e della bocciatura Bce

La Banca Centrale Europea chiede all'istituto genovese di rivedere il piano industriale, per adeguarsi allo scenario “deteriorato”. E il titolo crolla

++ Carige: nuove richieste da Bce, serve un altro piano ++

Andrea Telara

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Un ribasso di oltre l'11%. E' quello registrato a fine mattinata sul listino di Piazza Affari dal titolo di Banca Carige, già reduce da un semestre nero in borsa, durante il quale ha perso più del 66%. Il tonfo odierno dell'istituto genovese è legato a una richiesta arrivata dalla Banca Centrale Europea (Bce) che, per i vertici di Carige, è stata un vero e proprio macigno.


Mps, Carige e gli stress test


Gli organi di vigilanza della Bce, infatti, pretendono che l'istituto ligure riveda il piano industriale del gruppo entro il prossimo 31 maggio ed elabori un nuovo piano di finanziamento (funding plan) entro il 31 marzo, cioè a strettissimo giro. A ben guardare, le autorità di Francoforte hanno apprezzato gli sforzi compiuti da Carige per rendere più solido il proprio patrimonio. Tuttavia, in presenza di “uno scenario di riferimento deteriorato”, ciò che è stato fatto sinora non basta. Detto in parole povere, ci vogliono nuove strategie perché la congiuntura economica e l'andamento dei mercati finanziari non sono così positivi come si pensava.


Scorta di liqudità

Pur guardandosi bene dal commentare la decisione della Bce, i vertici di Carige hanno rivendicato in una nota i traguardi raggiunti sulla strada del risanamento. L'istituto ligure mantiene infatti disponibilità liquide per 2 miliardi di euro, tali da portare ben sopra i livelli di guardia il Liquid Covarage Ratio (Lcr). Si tratta di un parametro che misura il rapporto tra i flussi di cassa in uscita della banca e le sue attività (asset) di alta qualità e facilmente liquidabili. Per Carige, il valore dell'Lcr è oggi attorno al 100%, cioè 10 punti sopra il livello minimo richiesto dalla Bce. Inoltre, l'istituto ligure ha ricordato di aver messo in cantiere operazioni che consentiranno di avere una ulteriore scorta di liquidità per ulteriori 500milioni di euro. Si tratta nello specifico di alcune cartolarizzazioni (cioè di cessioni a società terze in cambio di “denaro fresco” ) di finanziamenti in leasing e di prestiti personali erogati da Creditis, la controllata del gruppo attiva nel settore del credito al consumo.


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E allora perché, nonostante questi risultati, la Bce continua ad avanzare nuove richieste? La ragione è legata proprio a quello “scenario deteriorato” cui fanno riferimento le autorità di Francoforte e che richiede ulteriori aggiustamenti. Ciò che interessa agli investitori, che oggi hanno punito fortemente il titolo della banca, è invece capire bene una cosa che per adesso non si è ancora capita: se il nuovo piano di finanziamento richiesto entro il 31 marzo comporterà o meno un ulteriore aumento di capitale, un'operazione che di solito ha un effetto negativo sui prezzi delle azioni, giacché comporta l'immissione sul mercato di nuovi titoli a valori scontati. Al momento, non è detto che la ricapitalizzazione sia una tappa obbligata. Intanto, Carige continua faticosamente sulla strada del risanamento. In attesa di un cambio ai vertici con l'arrivo del nuovo presidente Giuseppe Tesauro e del nuovo amministratore delegato Guido Bastianini, i manager uscenti (Cesare Castelbarco e Pier Luigi Montani) hanno dovuto correggere il bilancio 2015 per tenere conto dei rilievi della Bce. In seguito a una svalutazione degli avviamenti, la perdita dello scorso esercizio sale così a 101,7 milioni di euro dai 44,6 milioni comunicati in via preliminare.


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