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Banca Carige, le cose da sapere sulla crisi

Il Tesoro garantirà le nuove emissioni obbligazionarie di Carige ma anche i finanziamenti erogati dalla Banca d’Italia

Banca-Carige

Andrea Telara

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Il Governo ha deciso, con un Consiglio dei Ministri d'emergenza (e con un unico ordine del giorno), che sarà lo Stato a salvare Carige, la Banca ligure nell'occhio del ciclone da mesi. Con un decreto ad hoc, infatti, è stato stabilito che il Tesoro garantirà le nuove emissioni obbligazionarie di Carige ma anche eventuali finanziamenti erogati dalla Banca d’Italia. Ma non solo. Il decreto prepara la strada al salvataggio vero e proprio della Banca da parte dello Stato con un intervento da 1,2 mld di euro che risponderebbe anche alle regole della Ue (ricordiamo che Carige a novembre scorso non aveva passato i famosi "stress test")

Giorni fa la Banca d’Italia, d’intesa con la Banca centrale europea (Bce), aveva scelto le maniere forti. Le due authority di vigilanza, muovendosi in tandem, hanno deciso infatti di commissariare Carige, dopo il fallimento dell' ultimo aumento di capitale. 

Ma come si è arrivati a questa situazione? La delibera di Bankitalia e della Bce sono la conseguenza del fatto che la Malacalza Investimenti, società finanziaria principale azionista di Carige con una quota del 27%, si è rifiutata di sostenere un aumento di capitale da 400 milioni di euro che servirebbe all’istituto ligure per dotarsi di nuove risorse finanziarie e rimettersi in sesto. 

La crisi 

Per capire da dove hanno origine tutti i guai di Carige, però, occorre fare qualche passo a ritroso nel tempo. Fino ad alcuni anni fa, la banca genovese era controllata (con una quota del 45%) dalla Fondazione Carige e ha avuto come dominus assoluto il manager Giovanni Berneschi. Nel 2012, dopo una lunga fase di espansione, arrivano però i primi guai: diverse ispezioni della Banca d’Italia mettono infatti in luce alcune irregolarità nella gestione, a cui si aggiunge il peso crescente dei prestiti deteriorati, aggravati dalla crisi economica. 

Per fronteggiare la situazione, Carige mette in cantiere in più fasi diversi aumenti di capitale che portano all’ingresso di nuovi azionisti e mettono progressivamente in minoranza la Fondazione che prima aveva invece una quota di maggioranza nell’azionariato. A poco a poco, l’azionista di principale diventa la finanziaria della famiglia Malacalza, dinastia industriale siderurgica che ha accumulato ingenti capitali. 

I Malacalza si sfilano 

Dopo aver sostenuto molti dei precedenti aumenti di capitale, prima di Natale la famiglia Malacalza si è appunto rifiutata di appoggiare l’ultima e impegnativa  ricapitalizzazione da 400 milioni di euro. Il motivo ufficiale è che Banca Carige non ha bisogno urgente di liquidità per proseguire la sua gestione, in quanto è già stata finanziata di recente con un bond da 320 milioni emesso dalla stessa banca e sottoscritto dal Fondo Interbancario, un organismo di garanzia partecipato dai maggiori istituti di credito nazionali, che serve per tutelare i correntisti e la stabilità del sistema finanziario. 

Preso atto della volontà dei Malacalza di non mettere più mano al portafoglio per salvare l'istituto, Bankitalia e Bce hanno deciso dunque di azzerare gli organi sociali  e nominare dei commissari, in un regime di amministrazione straordinaria. Una delle possibili soluzioni per salvare il gruppo genovese potrebbe essere la conversione in azioni del bond che Carige ha emesso a favore del Fondo Interbancario (su cui dovrebbe pagare interessi altissimi del 16% all’anno). Con questa  operazione, già contemplata nel contratto di emissione del bond, il debito di Banca Carige verrebbe dunque trasformato automaticamente in capitale, senza neppure la necessità di una delibera preventiva dell’assemblea straordinaria (il creditore Fondo Interbancario diventerebbe così azionista di maggioranza della società). 

Nel frattempo, il destino dell’istituto ligure sembra segnato. Prima o poi, si procederà a un’aggregazione con un’altra banca italiana, dopo che qualche potenziale partner avrà dimostrato la propria disponibilità. 

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