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Aziende biotech: fisco agevole e flessibilità per stare in Italia

Assobiotech prepara una lista di proposte per il Governo. Claudio Bordignon (Molmed): dobbiamo evitare che il Paese perda le sue eccellenze nella ricerca

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Claudio Bordignon, presidente e a.d. di Molmed

Quante volte lo abbiamo sentito: in Italia ci sono tra le migliori professionalità del mondo, i migliori cervelli, i migliori ricercatori. Peccato che però non sappiamo usarli, valorizzarli, generare business. Il nostro know how è invidiabile. Molto meno le possibilità che abbiamo di creare un mercato. Di sviluppare ricerca, brevettare, commercializzare.

Cosa è cambiato negli ultimi dieci anni? "Quasi nulla" taglia corto Claudio Bordignon, presidente e Amministratore delegato di MolMed, azienda biotecnologia italiana quotata a Piazza Affari. L'ultimo incontro di Assobiotech (Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie) ha gettato le basi per un documento (pronto a giorni) da presentare al Governo.

Al suo interno due richieste su tutte: la defiscalizzazione della ricerca, flessibilità nel lavoro e supporto alla creazione di professionalità manageriali.

"Il vero problema è che noi lavoriamo in un settore ad alto contenuto tecnologico e che richiede investimenti di lungo periodo" spiega Bordignon. "Non è pensabile per un'azienda sviluppare alta tecnologia in un contesto isolato. Servono sinergie con altre realtà che possano supportare ingenti investimenti in una precisa direzione".

A oggi, questi ambienti sono stati realizzati solo in (poche) strutture accademiche più grandi "dove - spiega Bordignon - l'alto valore del prodotto viene realizzato a costi bassissimi. Lo sforzo deve andare nella direzione di dare alla ricerca una dignità industriale e non di tenerla congelata in istituti di ricerca".

Il modo per farlo è uno: incentivare i finanziatori interessati a dare al ricercatore gli strumenti, i capitali anche di rischio per lo sviluppo del business. "Per questo chiediamo al Governo tre cose su tutte" spiega Bordignon. "La defiscalizzazione degli investimenti in ricerca, flessibilità del lavoro e in questo il Jobs Act va nella direzione giusta, e sviluppare nelle università carriere ibride di ricercatori-manager in grado di far rendere quanto studiato e sviluppato in laboratorio".

Solo se e quando il nostro Paese sarà competitivo potranno aumentare gli esempi positivi e virtuosi di business. Prima di allora, resterà la tentazione (a piccoli e grandi player) di trovare altrove il mercato giusto. "Noi siamo e vogliamo restare in Italia" dichiara Bordignon "ma capisco chi non se la sente di sfidare questa cultura. Resto comunque fiducioso".

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