Autostrade sotto accusa

La società investe abbastanza per la sicurezza? L’Autorità dei trasporti accende un faro

Un tratto autostradale – Credits: GettyImages

Gianni Pintus

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Sette riunioni in quattro anni. È furente Elio Lannutti, il presidente dell’Adusbef, quando parla della Consulta (ne fanno parte associazioni dei consumatori, Autostrade, ministero delle Infrastrutture e polizia stradale) che ha il compito di migliorare la sicurezza lungo la rete autostradale gestita dalla società di Giovanni Castellucci. Anche questa volta sul banco degli imputati è finita Autostrade, la spa della famiglia Benetton che controlla gran parte della rete italiana. La magistratura fiorentina ha sequestrato i new jersey, le strutture che dovrebbero attutire i danni provocati dagli urti in caso di sbandate, lungo 4 chilometri della A1, tra i caselli di Barberino del Mugello e Roncobilaccio.

Sotto la lente della procura è finito il calcestruzzo deteriorato in più punti, i ferri di armatura che sporgono arrugginiti mentre mancano i giunti di allineamento e altro ancora. I controlli sulla salute delle autostrade spetterebbero all’Svca (Servizio vigilanza sui concessionari autostradali) che dipende dal ministero delle Infrastrutture. Ma i controlli che al ministero giurano essere severi non sono riusciti a evitare situazioni come quella scoperta in Toscana e neppure quella assai più grave del cedimento delle protezioni laterali sfondate dal bus impazzito nel luglio del 2013 in Irpinia.

"Non c’è dubbio che la situazione sia migliorata per quanto riguarda gli incidenti causati dai comportamenti degli automobilisti" spiega l’ex ministro Altero Matteoli "ma adesso occorre guardare con più attenzione alla manutenzione delle autostrade". L’eco dell’inchiesta aperta a Firenze è giunta a Torino negli uffici della neonata Autorità dei trasporti dove senza mezzi termini s’annuncia che nella valutazione delle prossime concessioni autostradali gli investimenti destinati alla sicurezza avranno un peso determinante.

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