Art Bonus: perchè è importante

Panorama lo sostiene da sempre: innalzare la detrazione d'imposta per gli investimenti in arte è fondamentale. Il punto in un convegno di Acb Group

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Operai al Colosseo, dopo i restauri della parte esterna, 1 luglio 2016 – Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Sergio Luciano

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L’Art bonus funziona, ma si può fare e anzi si deve fare di più: è il messaggio forte che arriverà il 24 novembre dai commercialisti più esperti d’Italia su questi temi che si riuniscono a Milano per un convegno di analisi e proposta “Mecenatismo ed enti artistici e musicali: nuove frontiere”. Un incontro promosso da Acb Group, la società fondata da Victor Uckmar e Luigi Guatri che oggi è presieduta da Angelo Casò e rappresenta 1200 professionisti di tutta Italia di 54 tra i migliori studi del Paese.

Dunque lo strumento dell’Art Bonus, promosso fortemente da Panorama, con l’appoggio dei governatori delle tre Regioni del Nord – Giovanni Toti per la Liguria, Roberto Maroni per la Lombardia e Luca Zaia per il Veneto –  può rappresentare davvero una svolta nel favorire le attività di restauro dei beni artistici e monumentali italiani e per questo riceve l’imprimatur della categoria più competente in materia fiscale del nostro Paese.

“È una misura già in vigore, introdotta con il DL. 83/2014, e resa permanente con la legge di stabilità 2016”, riepiloga Gino Colla, commercialista aderente ad Acb Group, specializzato in materia, “che consente la detrazione d’imposta del 65% in tre anni degli importi erogati da persone fisiche e imprese a beneficiare musei, restauri, ma anche enti che operano nel mondo dello spettacolo e della musica. I destinatari sono pubblici, ma pare che a breve, come avviene nel caso delle recenti norme sulla ricostruzione, si estenderanno anche agli Enti ecclesiastici aperti al pubblico”.

La proposta lanciata da Panorama è stata quella di innalzare la detrazione al 90%, e i tre governatori hanno addirittura proposto di arrivare al 100%. Il viceministro Luigi Casero, interpellato da Panorama, ha dato una risposta aperturista, a patto naturalmente che il governo possa determinare un plafond massimo annuo di detrazioni possibili, per non incorrere in imprevisti finanziari non compatibili con i saldi della legge di Bilancio.

"Con questa disposizione sono stati finora raccolti più di 155 milioni di euro", prosegue Colla, "ma comunque è necessario continuare a divulgare le caratteristiche, sia per i donatori, sia per gli Enti pubblici, spesso poco sensibili visto che sono spesso necessari contatti con le Sopraintendenze e l’Agenzia delle Entrate. L’Art bonus inoltre è confuso spesso con le sponsorizzazioni, che consentono di pubblicizzare l’intervento da parte delle imprese, ma la cui deducibilità viene spesso contestata dalla Agenzia delle Entrate. Queste spese promozionali, destinate nel caso specifico a mostre nei musei, o a restauro di monumenti (ad esempio, il Colosseo), hanno anche vincoli di carattere giuridico legati alla disciplina degli appalti pubblici. Ci vuole un bando a evidenza pubblica anche se l’ Ente riceve una donazione!”.

Alla fine l’Art Bonus si sta rivelando uno strumento utile per incentivare le numerose iniziative liberali che caratterizzano la nostra economia. “Si può fare certamente di più”, continua Colla, “come dimostrano gli Usa, dove le donazioni, anche di opere oltre che di fondi, sono deducibili dal reddito dei donatori. Per questo intere sale nei musei americani (ricordiamo che solo 2 sono pubblici in tutto il territorio americano) sono intestate a famiglie di donatori con le loro opere (ad esempio Sala Estée Lauder al Moma di NY). La mentalità americana è diversa sia per ragioni di opportunità fiscale, sia per il calvinismo, che tende a privilegiare chi è caritatevole verso il prossimo. Ma anche noi abbiamo, nella nostra storia, esempi stimolanti: in fondo Mecenate era nato e vissuto a Roma per sostenere la grandezza di Augusto. Anche Raffaello non avrebbe potuto produrre le sue opere al Vaticano se non avesse trovato papa Sisto V che credeva in lui. In particolare a dover essere spinte sono le donazioni per la cultura, visto che solo il 5% della beneficenza ai fini del 5 e 8 per mille arriva a questo capitolo. La parte preponderante è destinata alla cura delle malattie e all’infanzia. Ma anche la cultura aiuta a essere creativi e ampliare la nostra mente. E la creatività è un fattore di successo per il futuro, proprio come i siti d’arte”.

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