Edoardo Frittoli

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Al Salone dell'Automobile di Torino dell'aprile 1978 fu lanciata una dei modelli Fiat di maggiore successo: la Ritmo. La storia della sua nascita, la gamma e le curiosità.

Il portellone innanzitutto

La carrozzeria con portellone posteriore, detta anche hatchback, stava facendo breccia negli automobilisti della fine degli anni '70. La Fiat era in grave ritardo rispetto alla concorrenza: Volkswagen era già uscita nel 1974 con la Golf, Renault con la "14" e il gruppo Chrysler con la Talbot "Horizon". A Torino si era cominciato a pensare ad una sostituta della "128" già nel 1972 ma la crisi di metà decennio aveva dilatato i tempi di realizzazione di una nuova media che abbandonasse i tradizionali tre volumi tipici degli anni '60.

Linee rette e linee tonde

Il progetto fu affidato al Centro Stile Fiat diretto da Gianpaolo Boano, che riuscì a disegnare una berlina con portellone (3 o 5 porte) contenuta entro i 4 metri di lunghezza. L'obiettivo della riconoscibilità fu centrato, per la caratteristica più evidente dei paraurti in plastica parte integrante della carrozzeria e non più sporgenti e metallici, che inglobavano sia anteriormente che posteriormente i gruppi ottici. L'aspetto più evidente era il gioco di equilibri e l'alternarsi di elementi squadrati e circolari: i fari anteriori erano circolari, mentre le luci posteriori due stretti rettangoli. Le linee della carrozzeria rette e spigolose, ma interrotte dalle maniglie tonde anch'esse in materiale plastico. Gli interni erano luminosi e spaziosi a sufficienza, mentre la plancia tutta di plastica presentava comandi semplici e razionali, con le forme tondeggianti richiamate dai comandi delle luci e dalle leve apriporta.

Le motorizzazioni della prima serie presentavano tre propulsori a 4 cilindri derivati da quello della "128" rispettivamente di 1.100, 1.300 e 1.500cc con la possibilità di abbinare a quest'ultimo motore un cambio automatico a 3 rapporti. Le potenze al lancio della Ritmo andavano dai 60 ai 75 cavalli in due allestimenti (L e CL) Per prestazioni comprese tra i 145 e i 160 Km/h. Il prezzo di lancio andava dai 4 ai 5 milioni di lire.

La Ritmo nel mondo

La "Ritmo" fu prodotta nello stabilimento di Cassino nella prima linea robotizzata della Fiat, quindi in Spagna dalla Seat (che presenterà in seguito una proprio modello derivato dalla berlina torinese, la Ronda) e commercializzata con il nome di Fiat Strada nei mercati anglofoni. Negli Usa il successo sarà scarsissimo anche perché il punto di forza del design sarà oscurato dai paraurti rinforzati posticci imposti dalle rigide normative statunitensi.

Proprio la questione della scelta del nome vedrà il marketing impegnato per la prima volta con un ruolo di primo piano nel progetto Ritmo. Furono selezionati 400 possibili nomi. Solo 30 passarono la prima scrematura. Al ballottaggio rimasero "Vanessa" (giudicato eccessivamente lezioso), "Idillio" (troppo intellettuale). Furono scartati anche alcuni nomi che in altre lingue suonavano parecchio male come "Sele" (in dialetto scandinavo "merda") oppure "Gruche" che nello slang di alcune zone della Francia significa "puttana".

La famiglia si allarga

Nonostante questi inevitabili ritardi la Ritmo fu un successo notevole per la casa di Torino e presto divenne una delle vetture medie più apprezzate dalle famiglie italiane. Le vendite lusinghiere fecero si che entro breve la gamma della media torinese si allargasse con una cabriolet disegnata dalla matita di Bertone e con una versione sportiva, la 105 TC. Andò ad affiancare le versioni a benzina anche una diesel da 1,7 litri e 55 Cv.  Nel 1982 fu deciso il primo restyling e l'introduzione della "spintissima" 125 TC Abarth. L'anno successivo sarebbe nata la più potente delle Ritmo Abarth, la 130 TC, in grado di accelerare da 0 a 100 Km/h in soli 8 secondi.

Dopo l'ultimo ritocco stilistico del 1984 la Ritmo sarà prodotta per altri 4 anni, sostituita dall'erede Fiat Tipo. Le vendite della berlina nata 40 anni fa hanno superato i 2 milioni di esemplari.

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