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Alitalia, perché Tria è contro la nazionalizzazione

Il responsabile del ministero dell’Economia difende le proprie prerogative dalle ingerenze di Di Maio e Salvini

Alitalia

Giuseppe Cordasco

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Il futuro di Alitalia non passa più solo dalle valutazioni tecniche delle tre offerte di acquisto in campo, quelle di Lufthansa, EasyJet e Wizz Air, ma anche dall’esito di un vero e proprio scontro politico che si starebbe giocando tutto all’interno dello stesso governo.

E gli schieramenti in campo sono abbastanza chiari: da una parte il ministro dello Sviluppo economico (Mise), nonché vicepremier Luigi Di Maio, che spinge per una nazionalizzazione della nostra ex compagnia di bandiera, o quantomeno per un intervento corposo dello Stato nel futuro assetto societario del vettore.

Dall’altra il ministro dell’Economia e delle finanze (Mef) Giovanni Tria, che difende invece le proprie prerogative, ossia la competenza specifica e l’autonomia del proprio ministero nel caso di un impegno di carattere finanziario in Alitalia.

In posizione meno schierata c’è poi Matteo Salvini, che pende sicuramente dalla parte Di Maio, ma più diplomaticamente chiede che si tenga conto del contratto di governo, nel quale si parla genericamente della necessità di un rilancio di Alitalia “nell'ambito di un piano strategico nazionale dei trasporti che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo”.

La poltrona bollente di Tria

Nonostante, come accennato, il muro contro muro nell’esecutivo sia ormai evidente ed acclarato, dal ministero del Tesoro provano, quantomeno, a gettare acqua sul fuoco.

"Non c'è nessuno scontro – ha detto infatti la portavoce di Tria -: si esaminerà il progetto di rilancio di Alitalia, ognuno per la sua parte di competenza, il Mise per il progetto industriale, il Mef per il suo ruolo".

Un tentativo di abbassare i toni che però sembra non aver per nulla tranquillizzato la truppa dei parlamentari del M5S che, in queste ore, sembrano stiano chiedendo addirittura un giro di vite nel governo, che porti entro la fine dell’anno all’estromissione di Tria, considerato da tanti pentastellati come una sorta di ostacolo alla realizzazione del proprio programma elettorale.

Acquirenti alla finestra

In questo scenario da resa dei conti “governativa”, i possibili acquirenti di Alitalia, restano in attesa che il governo appunto chiarisca quale possa essere l’effettivo destino del vettore.

In particolare, proprio in queste ore è arrivata una presa di posizione di EasyJet. In una dichiarazione rilasciata all’Ansa la compagnia low cost inglese ha fatto sapere di continuare “ad essere interessata ad una Alitalia ristrutturata, come parte di un consorzio”. Precisando però che “le discussioni sono in corso, tuttavia EasyJet non è a conoscenza di quali decisioni il governo potrà eventualmente prendere sulla procedura di vendita".

E se i possibili compratori della nostra ex compagnia di bandiera dovranno attendere ancora chissà quanto per ricevere indicazioni più chiare dal governo, per i dipendenti invece le decisioni, se non altro quelle di carattere emergenziale, si fanno più imminenti.

I sindacati di Alitalia sono stati infatti convocati per venerdì prossimo, 19 ottobre al ministero del Lavoro per esaminare la proroga della cassa integrazione straordinaria che scade il 31 ottobre. C’è solo da sperare che almeno su questo fronte arrivino decisioni più tempestive.

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