Alitalia-Etihad, cinque cose da sapere

I nodi da sciogliere per il salvataggio della compagnia di bandiera e l'ingresso dei nuovi soci degli Emirati Arabi

Un Airbus di Alitalia e un Boeing 777 di Etihad – Credits: Ansa

Andrea Telara

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L'obiettivo di tutti, governo, azionisti attuali e nuovi soci, è di chiudere la partita entro la fine del mese o al massimo ai primi di agosto. E' questa la tempistica per portare a termine con successo il salvataggio di Alitalia, con l'ingresso di un nuovo socio di peso: il vettore aereo degli Emirati Arabi Etihad, intenzionato a rilevare il 49% della compagnia di bandiera. Per il buon esito della vicenda, però, ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Ecco di seguito cinque cose da sapere per avere il quadro della situazione.

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L'OPPOSIZIONE DEI SINDACATI

Mentre tutte le sigle sindacali hanno accettato (con un po' di mal di pancia) l'intesa per il risanamento di Alitalia, resta l'opposizione della Uilt. I lavoratori dei trasporti della Uil hanno firmato l'accordo-quadro per salvare la compagnia con l'ingresso di Etihad ma contestano le successive intese sulle retribuzioni, che dovrebbero portare a un taglio complessivo degli stipendi per 31 milioni di euro da qui al prossimo novembre. La Uilt chiede infatti di spalmare queste sforbiciate in un periodo più lungo, cioè nell'arco di 12 mesi anziché in 5.

IL RUOLO DELLE POSTE

Uno dei nodi da sciogliere (ma la soluzione sembra vicina) riguarda il ruolo di Poste Italiane. Il gruppo guidato da Francesco Caio è azionista di Cai, la holding che controlla Alitalia, con una quota di oltre il 19%. In questa veste, le Poste dovrebbero sottoscrivere una parte dell'aumento di capitale deliberato dai vertici della compagnia di bandiera venerdì 25 luglio. L'amministratore delegato Caio, però, non vuole mettere più soldi nella vecchia Alitalia, che ormai reputa un'azienda decotta. Di conseguenza è spuntata una soluzione di compromesso: creare da zero una società che controllerebbe la nuova Alitalia. Le partecipazioni sarebbero così ripartite: il 49% andrebbe ai nuovi soci emiratini di Etihad, il 5% alle Poste e il restante 46% ai vecchi azionisti di Cai, comprese le banche creditrici IntesaSanpaolo e Unicredit. In questa nuova compagnia, secondo le ultime indiscrezioni,  le Poste sarebbero disposte a  investire fino a 65 milioni di euro.

LE BANCHE

Di fronte all'opposizione delle Poste, gli altri azionisti di Cai-Alitalia hanno mostrato parecchi malumori. E' il caso delle due banche Unicredit e IntesaSanpaolo, che non vogliono riservare un trattamento di favore alla società guidata da Francesco Caio, visto che hanno già dovuto digerire un boccone amaro: la rinuncia ai crediti che vantavano nei confronti della compagnia aerea, i quali sono stati convertiti in buona parte in azioni della società. Per questo, ora le banche desiderano che anche le Poste partecipino all'aumento di capitale della vecchia Alitalia. Unicredit e IntesaSanpaolo sembrano però disposte ad accettare anche un compromesso, cioè la creazione di una nuova società, come vorrebbe Caio. Gli istituti di credito (assieme all'altro azionista Atlantia) chiedono tuttavia a Poste Italiane di mettere sul piatto una cifra di almeno 70 milioni di euro. Su questo punto, le trattative sono ormai al rush finale e sono vicine a una conclusione positiva.

IL GOVERNO

L'esecutivo guidato da Matteo Renzi e il ministro dei trasporti, Maurizio Lupi, sono ovviamente interessati a concludere il prima possibile le trattative, in modo da togliersi di torno la patata bollente di Alitalia. Per agevolare il buon esito della vicenda, il governo si è dichiarato disponibile (con il prossimo Decreto Sblocca Italia) a prorogare sino al 2017 le agevolazioni fiscali per le indennità di volo del personale aereo, allo scopo di compensare i tagli agli stipendi che servono per il risanamento della compagnia di bandiera.

L'EUROPA VIGILA

Anche se le trattative andranno in porto con successo, sulla strada del matrimonio Alitalia-Etihad rimarrà un ultimo scoglio: il passaggio sotto le forche caudine delle autorità Antitrust dell'Unione Europea. Gli organismi di Bruxelles, che hanno ricevuto già degli esposti da parte delle compagnie aeree Lufthansa e Air France-Klm, dovranno verificare se nell'operazione Alitalia ci sono stati dei comportamenti lesivi della concorrenza e se sono stati erogati (seppur sotto mentite spoglie) degli aiuti di stato a una società privata, attraverso il ruolo del governo e con l'intervento di un'azienda pubblica come le Poste.

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